Euronucleo: Stato Confederale
di Lucio Caracciolo

E' oggi di moda criticare l'Europa per la sua irrilevanza sulla scena internazionale. E' un atteggiamento che parte da una premessa ingiusta: che l'Europa esista e che quindi sia criticabile per i suoi comportamenti. In realtà l'Europa non esiste come soggetto geopolitico. Il punto è proprio questo: perché non siamo ancora riusciti a farla nascere, ed eventualmente a quale scopo, con quali mezzi. Dopodiché si potrà criticare la maggiore o minore efficienza.

Per ordine, cominciando dal problema di creare questo soggetto. Se noi estrapoliamo linearmente la situazione dell'attuale Unione Europea, soprattutto sullo sfondo dell'imminente "allargamento" che dovrebbe portarne gli Stati membri dagli attuali 15 ad almeno 25, e domani forse 28 (Turchia compresa), non possiamo sperare nella nascita di un'Europa in grado di contare nel mondo. Infatti la potenza di ultima istanza nell'attuale panorama geopolitica è lo Stato. L'Unione Europea non è uno Stato, anzi considera questo come tabù. Si arriva al massimo a evocare fumose "Federazioni" o "Confederazioni", senza definirne i caratteri statuali (quasi come esistessero federazioni o confederazioni che non siano Stati). Ciò almeno per due motivi.

Uno culturale: è ancora di moda (per quanto tempo ancora?) l'ideologia ultraliberista che considera lo Stato definitivamente obsoleto. Con esso, implicitamente, la democrazia, dato che l'esperienza storica abbonda in esempi di Stati non democratici ma non conosce democrazie non statuali. L'altro politico: i leader dei paesi europei sonno eletti dai loro corpi elettorali nazionali e ad essi riportano. In assenza di un corpo elettorale europeo non si possono dare leader o istituzioni veramente europee.Continuiamo a definire Parlamento europeo un'assemblea che non è un parlamento e non è europea. Non ha infatti le prerogative di produzione legislativa e di controllo sull'esecutivo (che non c'è) tipiche di ogni parlamento democratico. E non è eletta su base europea ma nazionale, sommando poi le varie elezioni nazionali.

Vediamo poi lo scopo per il quale converrebbe creare l'Europa-Stato. Ne vedrei almeno due. Uno riguarda la potenza, l'altro la democrazia. Se è vero, come accennavamo sopra, che sono gli Stati i fattori decisivi su scala mondiale, non si vede come gli attuali Stati nazionali europei possano essere presi singolarmente troppo sul serio da Stati Uniti, Russia, Cina e altre potenze. Non a caso dopo l'11 settembre Bush ha fatto i numeri di telefono di Putin e di Jiang Zemin, oltre a quelli di Blair e di qualche altro leader nazionale, ma non quello di un inesistente omologo europeo. L'altro scopo è la democrazia. Dopo aver messo in comune la moneta e aver prodotto una fitta trama di regole e direttive comunitarie che incidono fortemente sulla sovranità dei singoli Stati membri, non trarne le conseguenze politiche significherebbe assegnare poteri e responsabilità a organi non trasparenti, non legittimati. L'Europa sarebbe allora un fattore di delegittimazione della democrazia e di affermazione dei puri rapporti di forza fra i diversi Stati membri. Un orizzonte non invidiabile, soprattutto per noi italiani che non abbiamo una gran voce in ambito comunitario e intergovernativo.

Infine i modi. Proprio perché non esiste un corpo elettorale europeo, un popolo europeo, conviene partire dai popoli e dagli Stati nazionali. Ad esempio, un gruppo ristretto di Paesi, comprendente almeno Francia, Italia, Germania e Benelux, si fa promotore di un progetto di Stato europeo e lo sottopone ai propri parlamenti nazionali e al proprio corpo elettorale. Nasce così lo Stato confederale dell'Euronucleo, al quale potranno eventualmente aggregarsi più tardi altri paesi e popoli, sempre dopo referendum nazionali. Questa Europa Stato farebbe parte dell'Unione Europea, che resta come area di integrazione più lasca, essenzialmente economica. Oppure i popoli bocciano il progetto, e si resta come si è. In ogni caso, non è più possibile evitare la discussione decisiva sui fini e sui confini dell'Europa, sempre schivata dall'europeismo classico. Ne va davvero della qualità della nostra democrazia.

Lucio Caracciolo (direttore di Limes -rivista italiana di geopolitica-)
Articolo pubblicato su Rinascita (rivista del PdCI) nel numero del 28 giugno 2002.

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