Diana
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COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

INTEGRARE LA PARITÀ DI OPPORTUNITÀ TRA LE DONNE E GLI UOMINI
NEL COMPLESSO DELLE POLITICHE E AZIONI COMUNITARIE

Bruxelles, 21.02.I996
COM(96) 67 def.

I. INTRODUZIONE

1. La posta in gioco

La parità tra le donne e gli uomini e ormai riconosciuta incontestabilmente quale principio fondamentale della democrazia e del rispetto della persona.
La sua applicazione nella giurisprudenza e nella prassi rappresenta però una notevole sfida per società contrassegnate da una lunga storia di disparità tra i sessi: sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo sono ben evidenti le disuguaglianze che esistono ancora tra le donne e gli uomini.

La sfida consiste nel costruire una nuova partnership tra le donne e gli uomini per assicurare la partecipazione piena e intera delle une e degli altri, su un piano di parità, in tutti i campi, nonché una distribuzione equilibrata tra di loro dei vantaggi recati dal progresso. Un simile mutamento richiede non soltanto che si compiano passi avanti sul piano delle legislazioni, bensì una vera e propria rivoluzione culturale sul piano dei comportamenti individuali e degli atteggiamenti e delle prassi collettivi nonché un'azione politica risoluta che mobiliti quante più persone possibile.

Per l'Unione europea la sfida risiede nella costruzione di questa nuova partnership tra le donne e gli uomini tenendo conto delle diversità storico-culturali tra gli Stati membri e traendo vantaggio da questa diversità per elaborare un approccio europeo alla tematica della parità che sia nel contempo pluralistico e umanistico, che funga da riferimento per l'azione della Comunità e nel resto del mondo.

L'impegno dell'Unione in tal senso costituisce la continuazione logica del ruolo attivo da essa svolto in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite di Pechino, in particolare ai fini dell'elaborazione della sua Dichiarazione finale e della piattaforma d'azione.

In tale prospettiva bisogna promuovere la parità delle donne e degli uomini nell'insieme delle azioni e delle politiche e a tutti i livelli. Si tratta di quello che è stato definito il principio del "mainstreaming" che la Comunità ha fatto proprio e le cui importanza è stata ricordata in occasione della Conferenza di Pechino. Nel fare ciò non bisogna limitare le azioni di promozione della parità alla realizzazione di misure specifiche delle donne, ma bisogno invece mobilitare esplicitamente sull'obiettivo della parità il complesso delle azioni politiche generali introducendo, in modo attivo e visibile, all'atto stesso della loro concezione, la sollecitudine per gli effetti che esse possono avere sulle situazioni rispettive delle donne e degli uomini ("gender perspective"). Ciò impone di mettere sistematicamente in causa tali azioni e politiche e di prendere in considerazione i loro possibili effetti nella varie fasi della loro definizione e attuazione, infatti, le politiche dello sviluppo, l'organizzazione del lavoro, le scelte in materia di trasporti, con la definizione degli orari scolastici, ecc. possono avere ripercussioni significative sulle situazioni delle donne e degli uomini, di cui si deve quindi tenere debito conto onde promuovere ulteriormente la parità tra le donne e gli uomini.

La partecipazione delle donne e degli uomini su un piano di parità è un elemento chiave dello sviluppo duraturo, nonché un segno del grado di maturità politica della società. Se è vero che la democrazia reca con sé l'emancipazione delle donne, questa è a sua volta garanzia di democrazia. L'accettazione di tale sfida potrebbe d'altronde essere parte del progetto europeo per il XXI secolo. Impegnandosi con risoluzione a prendere in considerazione le priorità e i bisogni rispettivi delle donne e degli uomini nell'insieme delle sue politiche e delle sue azioni, la Comunità manifesterebbe il proprio attaccamento alla democrazia e l'attenzione che essa riserva a ciò che sta più a cuore ai cittadini. Le società europee risponderebbero così in modo lungimirante ai mutamenti demografici e familiari cui esse si trovano a far fronte tanto più che, se si considera il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione, l'attività delle donne appare un fattore decisivo per l'economia che bisogna valorizzare nella prospettiva di un'utilizzazione ottimale delle risorse umane.

2. Il patrimonio delle acquisizioni comunitarie

La Comunità ha riconosciuto, sin dalla sua creazione, il principio della parità di retribuzione tra le donne e gli uomini. Su tale base essa ha costruito un'impalcatura giuridica coerente che mira ad assicurare la parità dei diritti in materia di occupazione, di formazione professionale e, in ampia misura, in materia di protezione sociale.

Onde promuovere nella prassi la parità, la Comunità ha attuato, a partire dagli anni '50, programmi d'azione specifici che erano sì dotati di bilanci limitati ma che hanno avuto un notevole effetto trainante. Tali programmi hanno sostenuto azioni positive e progetti pilota che hanno esteso il campo dell'azione comunitaria su tematiche quali la conciliazione della vita familiare e di quella professionale, il ruolo delle donne nel processo decisionale, la partecipazione delle donne alla vita economica e al mondo del lavoro... La Comunità ha così favorito la creazione, nel corso degli anni, di un insieme complesso di reti di attori attivi in materia di parità, partecipi della dinamica europea e nel contempo della diversità culturale degli Stati membri. Ha inoltre incoraggiato le iniziative delle organizzazioni impegnate nella promozione delle pari opportunità e così facendo ha contribuito all'identificazione di buone prassi e ha favorito, al di là delle possibili divergenze tra i diversi enti promotori delle donne, l'elaborazione di orientamenti per azioni concertate a favore delle pari opportunità.

La Comunità ha inoltre portato avanti il rafforzamento del ruolo delle donne e l'eliminazione delle disparità tra le donne e gli uomini nell'ambito del suo dialogo con i paesi terzi, in particolare per il tramite delle sue politiche di cooperazione allo sviluppo di promozione e di protezione dei diritti dell'uomo (cfr. le Comunicazioni COM(95) 423 def. del 18.9.95 e COM(95) 567 def. del 22.11.95). Il "mainstreaming" delle problematiche legate al genere è infatti parte integrante della politica di cooperazione allo sviluppo della Comunità già da qualche anno.

Forte del patrimonio rappresentato dal diritto comunitario e del capitale di esperienza e della legittimità conferitile dai programmi e dalle reti da essa sostenuti, la Comunità ha potuto contribuire attivamente, sulla scena internazionale, al rafforzamento del ruolo della donna e alla promozione delle pari opportunità. Ha svolto un ruolo decisivo nel portare avanti le strategie attivate dalle Conferenze delle Nazioni Unite di Vienna, del Cairo, di Copenaghen e, da ultimo, di Pechino. La dinamica di mobilitazione suscitata da quest'ultima conferenza, che si è tradotta negli impegni della Piattaforma, richiede il proseguimento dell'azione comunitaria.
La Commissione conduce inoltre da diversi anni una politica di pari opportunità nei confronti del proprio personale.
L'azione della Comunità a favore della parità tra le donne e gli uomini appare e significativa e modesta. Azione significativa se si considera la ristrettezza della base giuridica che conferisce una competenza specifica soltanto in materia di parità di retribuzione (art. 119 del Trattato); di qui l'obbligo, nella maggior parte dei casi, di ottenere l'unanimità degli Stati membri sulle proposte che non rientrano strettamente in tale ambito. Azione significativa se si considerano i risultati ottenuti nonostante la limitatezza dei mezzi finanziari consacrati specificamente alla promozione delle pari opportunità. Ma anche azione molto modesta, se si considera l'entità delle problematiche e delle aspettative che essa suscita nonché se si considerano i mezzi che avrebbero potuto essere mobilitati da tempo se si fosse riconosciuto nelle pari opportunità un obiettivo prioritario trasversale delle politiche comunitarie. E' vero che diverse azioni comunitarie contribuiscono se non altro indirettamente, all'emancipazione delle donne, ad esempio favorendo, in linea generale, la stabilità monetaria, la crescita economica, lo sviluppo dell'occupazione, la libera circolazione, ecc. Ma gli effetti positivi di tali azioni sulla situazione delle donne sono spesso scarsamente visibili e a volte incerti.
I Consigli europei di Essen, Cannes e Madrid hanno ribadito che la promozione della parità di opportunità tra le donne e gli uomini è, assieme alla lotta contro la disoccupazione, un compito prioritario dell'Unione e degli Stati membri. La Commissione intende contribuire attivamente agli sforzi necessari e mobilitare a tal fine l'insieme delle politiche comunitarie. Ha proposto un nuovo Programma d'azione per la parità di opportunità (1996-2000), che deve consentire di compiere progressi sul piano legislativo, di sviluppare effettivamente il principio del "mainstreaming" e di sostenere l'animazione di azioni specifiche a favore delle pari opportunità. La Commissione ha preparato tale programma attivando un processo consultivo estremamente ampio e che verrà portato avanti nell'ambito dei lavori del Comitato consultivo per la parità di opportunità tra uomini e donne, la cui composizione e il cui ruolo sono stati adattati a tal fine (Decisione della Commissione del 19 luglio 1995, GUCE L249 del 17.10.95. Il Consiglio ha adottato recentemente la decisione istitutiva di tale programma conferendogli però una dotazione di bilancio ridotta rispetto alle proposte della Commissione.

3. Mobilitare l'insieme delle politiche comunitarie

L'azione per la parità richiede una strategia ambiziosa che presuppone il riconoscimento dell'identità femminile e maschile e la volontà di instaurare una condivisione equilibrata delle responsabilità tra le donne e gli uomini. Essa comporta un coinvolgimento attivo sia delle donne che degli uomini e, correlatamente, la valorizzazione delle loro responsabilità rispettive. La promozione della parità non va infatti confusa con la semplice parità statistica, poiché bisogna promuovere evoluzioni durature nei ruoli parentali, nelle strutture familiari, nelle pratiche istituzionali, nelle forme di organizzazione dell'orario di lavoro, ecc. La parità di opportunità non riguarda soltanto le donne, la loro realizzazione e la loro autonomia, bensì anche gli uomini e l'insieme della società per cui essa può costituire un fattore di progresso nonché garanzia di democrazia e di pluralismo. Ciò vale sia per l'Europa e i paesi industrializzati che per i paesi in via di sviluppo.

La promozione della parità tra le donne e gli uomini non richiede quindi soltanto l'attuazione di misure positive centrate sulle donne, ad esempio per favorirne l'accesso all'istruzione, alla formazione o al lavoro... Essa richiede anche misure volte ad adattare l'organizzazione sociale alle esigenze di una migliore ripartizione dei ruoli tra le donne e gli uomini, ad esempio adeguando l'organizzazione del lavoro onde aiutare sia le donne che gli uomini a conciliare la vita professionale e quella familiare, o anche favorendo le poliattività nello sviluppo locale per dare risposte più flessibili in materia di occupazione, anche in questo caso a vantaggio sia delle donne che degli uomini, oppure anche garantendo i diritti dei padri alla stregua di quelli delle madri affinché sia gli uni che le altre possano esercitare appieno le loro responsabilità e i loro doveri o anche rinnovando la protezione sociale affinché essa integri nella solidarietà collettiva il progressivo passaggio verso l'individualizzazione dei diritti, ecc.

Tenere sistematicamente conto delle differenze che sussistono tra le condizioni, situazioni e necessità delle donne e degli uomini nell'insieme delle politiche e azioni comunitarie: questo è il principio ispiratore del "mainstreaming" adottato dalla Commissione. Non si tratta quindi soltanto di aprire maggiormente alle donne il beneficio dei programmi o dei fondi comunitari, bensì di mobilitare nel contempo gli strumenti giuridici, i mezzi finanziari e le capacità di analisi e di animazione della Comunità per introdurre in tutti i settori la sollecitudine per la costruzione di relazioni equilibrate tra le donne e gli uomini. A tale proposito è necessario e importante fondare la politica di parità tra le donne e gli uomini su una salda analisi statistica della situazione delle donne e degli uomini nei diversi ambiti della vita e a fronte dei mutamenti che intervengono nella società.

Questo approccio globale e trasversale implica uno sforzo di mobilità. Per tale motivo la Commissione ha creato, al proprio interno, sotto l'autorità del proprio Presidente, un Gruppo di Commissari incaricato di stimolare la riflessione e di vigilare affinché le pari opportunità fra le donne e gli uomini siano contemplate nell'insieme delle azioni comunitarie. La preparazione e il monitoraggio di questi lavori sono stati affidati a un gruppo interservizio che ha effettuato a tal fine un censimento delle iniziative in corso o progettate onde identificare le possibili sinergie e le necessarie cooperazioni.

La presente comunicazione costituisce il risultato ditale analisi. Essa si compone di due parti:
- la prima parte presenta il patrimonio delle acquisizioni comunitarie già realizzate e le prospettive di azione comunitaria in sei campi:
l'occupazione e il mercato del lavoro, lo status delle donne imprenditrici e delle mogli collaboratrici nelle PMI, l'istruzione e la formazione, i diritti delle persone, le relazioni estere, l'informazione; a questi sei campi si aggiunge quello della politica del personale della Commissione;
- la seconda parte illustra il ruolo dei Fondi strutturali che costituiscono il principale strumento finanziario della Comunità e il cui intervento interessa diversi di tali campi.
Questa analisi non esaurisce indubbiamente le azioni possibili con cui la Comunità può contribuire alle pari opportunità. Ne delinea però un quadro d'insieme che fa emergere la necessità di rafforzare la coerenza e la complementarità tra i diversi interventi cornunitari e testimonia già delle cooperazioni interservizio attivate.

II. ACQUISIZIONI COMUNITARIE E LE PROSPETTIVE D'AZIONE COMUNITARIA IN MATERIA Dl PARI OPPORTUNITÀ

I. Occupazione e mercato del lavoro L'occupazione è uno dei campi fondamentali delle pari opportunità: l'accesso all'occupazione è una delle componenti essenziali dell'emancipazione delle donne e la struttura dei posti di lavoro, nonché le condizioni di lavoro e di retribuzione, sono indicatori significativi dei progressi - ancora insufficienti - in materia di pari opportunità. A tale proposito la situazione è migliorata, se non altro per le donne diplomate delle nuove generazioni, che hanno potuto accedere in maggior numero ai gradini superiori e intermedi del mercato del lavoro, in particolare nel settore pubblico, nell'insegnamento e nella sanità. Questa evoluzione ha acuito le disparità all'interno della popolazione femminile. Tuttavia, la caratteristica dominante del mercato del lavoro è il perdurare delle disparità e della segregazione occupazionale tra gli uomini, la femminizzazione del lavoro è aumentata nei settori amministrativi e dei servizi, mentre, di converso, la maggior parte dei posti di lavoro precari e a tempo parziale sono occupati da donne, ragion per cui la maggior parte dei posti di lavoro creati nel corso degli ultimi anni sono appannaggio femminile. Il tasso di attività femminile è aumentato e le donne occupano oggi, in media, due posti di lavoro su cinque nell'Unione europea. La situazione delle donne sul piano dell'occupazione presenta tuttavia grandi differenze tra uno Stato membro e un altro, in particolare per quanto concerne il tasso di attività, la frequenza del lavoro a tempo parziale e il tasso di disoccupazione. La Comunità ha svolto un ruolo trainante ai fini della promozione della parità in materia di occupazione, in particolare mediante le direttive che hanno ancorato nel diritto europeo il principio della parità di trattamento nella vita professionale e, in ampia misura, in materia di sicurezza sociale. I programmi d'azione per le pari opportunità attuati a partire dal 1982 hanno incoraggiato gli studi, le sperimentazioni e i dibattiti sulle politiche più favorevoli alla promozione della pari opportunità nel campo dell'occupazione, in particolare tramite lo sviluppo di azioni positive, la conciliazione tra la vita familiare e quella professionale, la promozione dell'imprenditoria femminile, lo sviluppo locale; essi hanno inoltre incoraggiato la realizzazione di azioni pilota e la loro strutturazione in reti transnazionali. Fondi strutturali, e in particolare il Fondo sociale europeo, recano da tempo un importante contributo finanziario a azioni volte a sostenere la formazione e l'occupazione delle donne. Tale contributo viene trattato al punto III della presente comunicazione. Al di là delle sue azioni nell'ambito dei Fondi strutturali, la Commissione intende portare avanti gli sforzi intrapresi in due direzioni: - occorre innanzitutto continuare sulla via della strutturazione del quadro giuridico in materia di parità, in particolare mediante direttive e/o accordi che potrebbero essere stipulati dalle parti sociali su aspetti quali la flessibilità dell'orario di lavoro, l'onere della prova e iniziative legate alla custodia dei figli, il lavoro a domicilio, la parità delle retribuzioni, l'individualizzazione dei diritti in materia di protezione sociale. È il caso di ricordare a tale proposito che un primo accordo è stato concluso tra le parti sociali, nel contesto del protocollo sociale, in merito alla conciliazione tra la vita familiare e la vita professionale. La Commissione intende razionalizzare e meglio integrare le proprie misure di sostegno a studi e progetti pilota riguardanti l'imprenditoria femminile, la conciliazione tra la vita familiare e quella professionale, la desegregazione del mercato del lavoro. Questo è uno degli obiettivi del nuovo programma "Parità di opportunità" adottato recentemente. In linea generale, per quanto concerne l'occupazione bisogna fare di tale programma uno strumento di scambi d'esperienze e di stimolo dell'analisi e del dibattito, in partnership con gli Stati membri e tenendo presenti le riflessioni e azioni sull'occupazione emersi dai Consigli europei di Essen, Cannes e Madrid. L'intensificazione degli sforzi a favore delle pari opportunità nel campo dell'occupazione è uno degli orientamenti concordati a Madrid e a tale proposito rivestono particolare pertinenza questioni quali l'organizzazione del lavoro, le politiche attive dell'occupazione, i nuovi giacimenti occupazionali, ecc. che sono oggetto di tali riflessioni e azioni.

2. LE DONNE IMPRENDITRICI E LE MOGLI COLLABORATRICI NELLE PMI

Le donne svolgono un ruolo importante nella direzione e gestione delle PMI. Innanzitutto nella veste di imprenditrici: sui 16 milioni di PMI che l'Unione (EUR 12) annovera, dal 20 al 30% sono gestiti da donne; inoltre, dal 25 al 35% delle nuove imprese sono create da donne. Esse hanno inoltre un ruolo di rilievo in qualità di mogli collaboratrici dell'imprenditore: nel 60-80% delle PMI il coniuge della figura imprenditoriale esercita funzioni amministrative e di gestione ed è, con o senza uno statuto proprio, il collaboratore più vicino dell'imprenditore o addirittura un vero e proprio coimprenditore. In generale, si riconosce che quanto più la moglie collaboratrice è coinvolta nel funzionamento dell'impresa tanto più tale impresa ha possibilità di sopravvivenza. Inoltre, in alcuni settori, le attività dei due congiunti sono complementari, ad esempio nel settore della pesca: lo stesso vale per il mondo rurale in cui 10% dei capi delle aziende agricole sono donne e le mogli degli agricoltori sono direttamente coinvolte nello sviluppo dell'agriturismo e dei servizi locali.

Le donne imprenditrici e le mogli collaboratrici si trovano ad affrontare diverse difficoltà e diversi vincoli:
- insufficienza della formazione imprenditoriale al momento della creazione dell'impresa e nei suoi primi anni d'esistenza;
- scarso riconoscimento da parte del contesto economico, in particolare per quanto concerne l'accesso al credito, e carenza cronica di capitali propri;
- problemi di conciliazione della vita familiare e di quella professionale;
- accesso difficile alle fonti d'informazione;
- assenza o insufficienza di riconoscimento dello status di moglie collaboratrice.

La politica d'impresa della Commissione concerne tutti i settori e tutti gli imprenditori, uomini o donne, e mira più in particolare ad incoraggiare un contesto favorevole all'iniziativa e allo sviluppo delle imprese, segnatamente delle PMI, a migliorarne il finanziamento e ad agevolarne l'integrazione nel mercato unico.

Vi sono tuttavia, pur con risorse di bilancio limitate, azioni specifiche in favore delle donne imprenditrici e delle mogli collaboratrici. Si possono citare le iniziative in materia di formazione, il sostegno alla creazione di reti (ad esempio il sostegno alla creazione di una federazione europea dei coniugi collaboratori), il finanziamento di azioni condotte da gruppi di donne nei settori dell'economia sociale, ecc. D'altronde la Commissione dà il proprio sostegno finanziario e logistico all'organizzazione di conferenze riguardanti direttamente il tema delle donne imprenditrici e delle mogli collaboratrici: Salonicco (marzo 1994), Parigi (giugno 1995), Barcellona (novembre 1995). Vi sono anche nel contesto dell'intervento dei Fondi strutturali e in quello delle iniziative comunitarie (LEADER, ILO, NOW, ADAPT, PMI...) diverse azioni che possono risultare a vantaggio delle donne imprenditrici e delle mogli collaboratrici.
È il caso inoltre di richiamare la direttiva 86/613 relativa all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, direttiva che ha avuto tuttavia un impatto limitato vista l'esiguità degli obblighi che essa imponeva.

Per il futuro è previsto il rafforzamento delle azioni a favore delle donne nelle PMI, in particolare migliorando la flessibilità del lavoro e la qualifica professionale (compresa l'utilizzazione della telematica), agevolando l'accesso al credito come pure l'accesso all'informazione e alla consulenza. Dando seguito alle conferenze sulle donne imprenditrici e sulle mogli collaboratrici la Commissione definisce ora le azioni prioritarie da iscriversi nel programma pluriennale di azione a favore delle PMI (1997-2000). D'altro canto, si prenderanno diverse iniziative per meglio conoscere e far conoscere la situazione delle donne imprenditrici e coimprenditrici (che saranno oggetto di un capitolo particolare nella relazione annuale dell'osservatorio europeo delle PMI) e quella delle mogli collaboratrici (censimento delle azioni di formazione). La cooperazione interservizio sarà rafforzata onde promuovere la presa in conto dei bisogni delle donne imprenditrici e mogli collaboratrici nei programmi di formazione (LEONARDO) e nelle iniziative dei Fondi strutturali. Analogamente, verrà rafforzata la cooperazione con gli Euro-info-centres degli Uffici informazioni della Commissione. Inoltre, per quanto concerne la direttiva 86/613 menzionata precedentemente, la Commissione proporrà, previa consultazione dei partner interessati, una direttiva modificata che consenta di meglio rispondere ai problemi riscontrati.

3. ISTRUZIONE E FORMAZIONE

L'istruzione e la formazione sono importanti strumenti di emancipazione delle donne, anche se non bastano ad assicurare loro un'integrazione professionale su un piano di parità con gli uomini. L'innalzamento delle qualifiche femminili contribuisce inoltre all'arricchimento del potenziale di risorse umane foriero di competitività e di crescita e va quindi considerato alla stregua di uno spreco di risorse umane il persistere di reticenze o di ostacoli al riconoscimento, sul mercato del lavoro e nell'organizzazione del lavoro, della qualificazione delle donne e del loro apporto allo sviluppo. D'altro canto, l'istruzione e la formazione, preparando il cambiamento delle mentalità, possono influire in modo indicativo sui rapporti sociali e professionali tra le donne e gli uomini in modo da consentire un'evoluzione dei ruoli rispettivi e favorire quindi la conciliazione tra la vita familiare e quella professionale nell'interesse sia delle donne che degli uomini.
La situazione delle donne per quanto concerne l'istruzione e la formazione è migliorata sensibilmente, ma si devono ancora compiere sforzi significativi per aumentare la qualificazione delle donne e agevolare non soltanto il loro accesso al lavoro, ma anche il loro reinserimento nel mondo del lavoro dopo un'interruzione dell'attività. Inoltre, il persistere di modelli o stereotipi sociali e culturali ereditati dal passato si traduce da un lato in un insufficiente diversificazione delle scelte scolastiche e professionali delle donne
e, dall'altro, in un accesso ridotto ai livelli decisionali. Si vede infatti come le donne trascurino spesso i settori scientifici e tecnici, le nuove tecnologie, la gestione per privilegiare invece (per inclinazione, autocensura o insufficiente informazione) le professioni considerate femminili che possono eventualmente facilitare la conciliazione tra vita professionale e vita familiare, ma rendono più aleatorie certe scelte di carriera, l'accesso a responsabilità decisionali o a uno status di imprenditrici, ecc. In tale contesto, l'istruzione e la formazione possono contribuire alle pari opportunità sensibilizzando gli attori interessati sull'importanza della diversificazione delle scelte, esercitando una funzione di accompagnamento delle donne che si impegnano sulle strade meno battute e delle donne che hanno bisogno di una nuova opportunità o di un sostegno per trasformare un lavoro precario in una tappa di un processo d'integrazione e, più in generale, favorendo il cambiamento degli atteggiamenti e delle mentalità per quanto concerne i mestieri e le professioni.
Una sfida particolare consisterà nella valorizzazione delle professioni tradizionalmente femminili tra cui quella dell'insegnamento, considerata la grande responsabilità che incombe a questa professione per assicurare la capacità di adattamento futura al mercato del lavoro e alle grandi sfide che la collettività si trova ad affrontare (ad esempio, quella ambientale).
In materia di formazione professionale l'azione comunitaria consiste in gran parte nel sostegno finanziario massiccio recato dall'intervento del FSE che sostiene, tra l'altro, azioni a favore delle donne. L'iniziativa NOW ha chiaramente esercitato un'influenza considerevole in tale campo.
In materia d'istruzione, l'azione comunitaria ha sostenuto lo sviluppo di progetti transnazionali volti alla sensibilizzazione o alla formazione dell'insieme degli attori dell'educazione (insegnanti, alunni o studenti, genitori, operatori dell'istruzione) o all'elaborazione di materiali didattici in materia di pari opportunità onde contribuire a un mutamento tempestivo delle mentalità in vista del mercato del lavoro. D'altro canto, i programmi specifici in materia d'istruzione superiore (ERASMUS , COMETT, LINGUA) e di formazione iniziale e continua (EUROTECNET, PETRA e FORCE) hanno anch'essi contribuito a tale obiettivo; lo stesso vale per il programma di formazione e di mobilità rivolto ai ricercatori; tuttavia, spesso la partecipazione delle donne a questi diversi programmi non ha fatto altro che rispecchiare la loro partecipazione al mercato del lavoro in generale.

Concepiti per consolidare e razionalizzare le azioni esterne in materia di scambi e di progetti pilota, i programmi SOCRATES (istruzione), LEONARDO (formazione) e GIOVENTÙ PER L'EUROPA fanno proprie le pari opportunità in quanto obiettivo specifico (LEONARDO) ovvero quale priorità addizionale per la partecipazione in tutte le azioni dei programmi (SOCRATES, GIOVENTÙ PER L'EUROPA). Il programma LEONARDO riserva un'attenzione particolare alle donne che rientrano nel mondo del lavoro dopo un'interruzione, nonché ai settori di attività in cui le donne sono sottorappresentate. Esso ingloba inoltre attività condotte precedentemente dalla rete IRIS sulla formazione professionale delle donne. D'altro canto esso incoraggia i promotori di progetti a considerare il rispetto delle pari opportunità quale elemento essenziale di tutte le misure di formazione.

Al di là di questi programmi, sono state patrocinate diverse azioni in materia di istruzione e di formazione che hanno ricevuto a volte un sostegno specifico a titolo di diverse voci di bilancio e/o nel contesto degli interventi relativi alle attività di ricerca, all'aiuto alle PMI, ecc. Il concetto di apprendimento in tutto l'arco della vita rappresenta la filosofia di base dei nuovi programmi e, più in generale, dell'azione comunitaria nei settori dell'istruzione e della formazione. Tale filosofia implica il rafforzamento, in futuro, della sinergia e della complementarità tra programmi (SOCRATES e LEONARDO ), nonché tra tali programmi e le altre azioni comunitarie che presentano una componente "istruzione e formazione" (fondi strutturali: mainstreaming e iniziative ADAPT; e OCCUPAZIONE;, in particolare NOW; ricerca). Il follow-up e la valutazione dei programmi e i lavori di preparazione di un Libro bianco sull'istruzione e la formazione recheranno un contributo significativo, per quanto concerne tali settori, alla strategia globale proposta dalla Commissione nell'ambito del nuovo programma "pari opportunità".

4. DIRITTI DELLE PERSONE

Il principio secondo il quale i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze sono parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali è stato ribadito nel corso della Conferenza di Pechino.

Per parte sua la Comunità ha contribuito a che si compissero importanti progressi in materia di riconoscimento dei diritti e in effetti il modello europeo di parità costituisce un complesso unico di conoscenze, norme, istituti e prassi che hanno conferito diritti fondamentali alle donne e hanno fatto progredire la loro condizione nell'Unione europea. Bisogna dare ampia diffusione all'informazione su tali diritti. Si potrebbero inoltre contemplare miglioramenti nei seguenti campi specifici:

La lotta contro la violenza nei confronti delle donne

Per quanto concerne la lotta contro la violenza nei confronti delle donne all'interno e all'esterno dell'Unione, l'accoglimento della nozione di "genere" nei programmi comunitari dovrebbe consentire di migliorare e di sostenere azioni quali: - l'organizzazione e il finanziamento di campagne di sensibilizzazione del pubblico sui problemi della violenza contro le donne, - assistenza medica, psicologica e altri tipi di assistenza alle donne vittime di violenza; - lo sviluppo o la creazione di programmi miranti a dare una formazione su tale problematica al personale giudiziario, medico, sociale, insegnante nonché alle forze di polizia.

Le donne rifugiate

A seguito della risoluzione del Consiglio "Giustizia e affari interni" del 20 giugno 1995 sulle garanzie minime da offrire nell'ambito delle procedure d'asilo all'interno dell'Unione, la Commissione sta studiando la possibilità di introdurre un insieme di disposizioni miranti a rispondere a problemi specifici delle donne rifugiate.

Per quanto concerne le donne rifugiate all'esterno dell'Unione, si dovrebbero prendere misure onde assicurare al meglio la loro sicurezza e integrità. Esse dovrebbero essere d'altronde chiamate a partecipare alla concezione, all'attuazione e al follow-up dei progetti e programmi d'assistenza loro destinati, e questo onde tener conto nel miglior modo possibile delle loro esigenze specifiche.

La lotta contro la tratta di persone

Nel campo della lotta contro la "tratta di persone" l'accoglimento della nozione di "genere" dovrebbe consentire l'elaborazione di strumenti legislativi volti a prevenire il "turismo sessuale" e il traffico di persone, in particolare quello di donne ad opera di reti di prostituzione, l'adozione di misure appropriate onde sviluppare programmi per il reinserimento sociale delle vittime di tale tratta (assistenza legale, cure, cooperazione con ONG, formazione in vista del reinserimento).

La Commissione ha preso l'iniziativa di organizzare un seminario e una conferenza sulle misure che si potrebbero prendere all'interno dell'Unione con la finalità di delineare una strategia globale volta a proteggere le vittime della tratta di persone (diritto di soggiorno temporaneo o permanente, assistenza sociale e giuridica, ecc.) e a rafforzare le misure contro coloro che esercitano la tratta di persone. Si potrebbero inoltre affrontare questioni correlate, come quella dello status di determinate categorie di donne particolarmente esposte a abusi o sfruttamenti, siano essi sessuali o altri, ad esempio le donne immigrate che hanno un permesso di lavoro che non consente loro di cambiare datore di lavoro (è il caso del personale domestico temporaneo).

Altre tematiche correlate

L'evoluzione delle mentalità e dei modi di vita ha portato alla diversificazione delle strutture e delle storie familiari e ha aumentato il rischio di conflitti in materia di custodia dei bambini. Le situazioni difficili che ne risultano sono a volte rese più drammatiche e traumatiche per il fatto che non esiste, in questo ambito del diritto, un regime giuridico che stabilisca le questioni della competenza, del riconoscimento e dell'esecuzione delle sentenze nel campo del diritto della famiglia. Si propone quindi di estendere il campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles alle questioni della famiglia o di elaborare una nuova convenzione nel merito.

Si potrebbe inoltre trattare un certo numero di problemi riguardanti più in particolare i cittadini di paesi terzi e segnatamente le donne immigrate residenti nella Comunità: si tratta ad esempio della libera circolazione per soggiorni di breve durata dei cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente in un altro Stato membro all'indirizzo dei quali la Commissione ha recentemente presentato al Consiglio un progetto di direttiva (COM(95) 346 def del 12.07.95). I familiari di un cittadino dell'Unione che sono cittadini di paesi terzi, di solito si tratta della moglie e dei figli, ottengono nel contesto della riunificazione familiare un permesso di soggiorno derivato, il che significa che in caso di divorzio o di ripudio, il loro diritto di soggiorno si estingue contemporaneamente. Per tale motivo un diritto di soggiorno a titolo personale, a seguito di un periodo ragionevole di residenza, risulta costituire un elemento di sicurezza giuridica e contribuire a una possibilità di vita indipendente per le persone interessate.

5. RELAZIONI ESTERE

La Commissione ha contribuito attivamente ai lavori delle Conferenze mondiali sull'ambiente (Rio, 1992), sui diritti dell'uomo (Vienna, 1993), sulla popolazione (I1 Cairo, 1994), sullo sviluppo sociale (Copenaghen, 1995), sulle donne (Pechino, 1995), le cui conclusioni interessano a diverso titolo la promozione delle donne e il rafforzamento dei loro mezzi d'azione e della loro autonomia. La A HREF="sch-pechino.html">Conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino, ha dimostrato l'entità degli sforzi necessari per assicurare la promozione delle pari opportunità. Essa ha ribadito la diversità della condizione femminile nei diversi paesi e in particolare il persistere, in gran parte del mondo, di ostacoli fondamentali alla piena emancipazione economica, politica e sociale delle donne in settori quali quello dei diritti della persona, l'istruzione e la sanità, l'assunzione di decisioni e l'accesso alle risorse economiche. Essa ha inoltre confermato la piattaforma di Rio, del Cairo e di Copenaghen quanto al contributo indispensabile che le donne recano allo sviluppo duraturo della società sia dal punto di vista economico che sociale.

Tra le donne e gli uomini sussistono, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, differenze considerevoli per quanto concerne i ruoli, le responsabilità, i vincoli, i vantaggi e le priorità, sia sul piano economico che su quello sociale. Le politiche e i programmi di sviluppo che trascurano le "questioni legate al genere" rischiano di non recare vantaggi effettivi alle donne ed anzi addirittura di risultare svantaggiose per esse. Per realizzare progressi reali a favore delle donne le questioni legate al genere, devono essere tenute sistematicamente presenti in quanto costituiscono elementi chiave per raggiungere uno sviluppo duraturo della società intera. Questi sono gli orientamenti che sottendono il principio di "gender mainstreaming" che da diversi anni e parte integrante della politica di sviluppo della Comunità e delle sue convenzioni e accordi di cooperazione allo sviluppo con il paesi ACP, dell'Asia, dell'America Latina e del bacino mediterraneo. Questa esperienza ha consentito alla Comunità di elaborare una panoplia di strumenti e di misure interne specifiche per tale ambito.
Conformemente a questa politica, la Comunità è sollecita nell'assicurarsi che i suoi progetti e programmi di cooperazione allo sviluppo riservino, sin dalla loro concezione, un'attenzione particolare ai bisogni e alle priorità specifici delle donne e degli uomini assicurando loro un livello equo di partecipazione.
Nel contempo, la Commissione sostiene programmi di azione positiva su grande scala in vista dell'eliminazione delle grandi disparità che sussistono tra le donne e gli uomini nei paesi in via di sviluppo, in particolare nei settori della sanità e dell'istruzione.

D'altro canto, programmi specifici come ad esempio i programmi Democrazia e LIEN nel contesto di Phare e Tacis consentono di recare sostegno a iniziative emananti da ONG che interessano più direttamente le donne. In futuro si prevede di approfondire il mainstreaming; delle questioni legate al genere in tutte !e azioni di cooperazione allo sviluppo nei paesi ACP e ALAIMED utilizzando le strategie elaborate nella recente comunicazione sull'integrazione delle questioni legate al genere nella cooperazione allo sviluppo.

6. INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE

La concretizzazione del principio di pari opportunità richiede l'attuazione di una strategia di comunicazione che raggruppi azioni di sensibilizzazione rivolte a diversi tipi di pubblico e azioni di informazione su programmi specifici il cui pubblico destinatario deve essere quello previsto dal programma in questione (ad esempio, le mogli collaboratrici, le agricoltrici, le donne imprenditrici, ecc.).
Le azioni di sensibilizzazione dovrebbero contribuire a rimettere in causa certi pregiudizi e stereotipi discriminatori. Esse devono essere indirizzate sia alle donne che agli uomini e potrebbero riservare un'attenzione particolare ai giovani per i quali misure di informazione e di sensibilizzazione si affiancherebbero a azioni di istruzione. Tali azioni devono d'altro canto essere adattate al contesto culturale proprio di ciascuno Stato membro.

Fino ad ora le politiche di comunicazione della Commissione in materia di pari opportunità hanno interessato principalmente pubblici ben determinati. È ad esempio il caso di una parte delle pubblicazioni, dei colloqui e delle reti patrocinati dalla DGV (le donne e l'assunzione di decisioni, le donne e i mass media, ...), il workshop organizzato dalla DGXXII sulle donne nell'ambito delle ricerche scientifiche e tecniche, delle azioni della DG XXIII a favore delle donne imprenditrici o mogli collaboratrici, ecc. In alcuni casi il pubblico dei destinatari è stato esteso a tutte le donne ("la lettera delle donne d'Europa" della DG X) o anche all'insieme degli attori interessati (ad esempio le azioni della DG XXII in materia di sensibilizzazione alle pari opportunità nel campo dell'istruzione e della formazione).
Questo elenco di azioni evidenzia il numero crescente di iniziative prese a favore delle pari opportunità nell'ambito delle attività della Commissione, ma anche la necessità di un migliore coordinamento dei servizi interessati onde attuare una politica di comunicazione coerente, sistematica, visibile e adattata ai diversi tipi di pubblico. Occorre quindi elaborare, con la partecipazione di tutti gli attori interessati, un piano di comunicazione in materia di pari opportunità e, a tal fine, realizzare un inventario completo dell'insieme delle operazioni di comunicazione condotte nell'ambito dei diversi servizi.
Questo piano di comunicazione proporrà nel contempo una strategia globale dell'informazione in materia di pari opportunità e una messa in atto per (occupazione, istruzione/formazione, fondi strutturali, cooperazione/sviluppo, ecc.) concretizzata da una proposta di programma d'informazione "pari opportunità".
La dimensione "parità tra le donne e gli uomini" dovrà essere integrata in tutti gli strumenti di comunicazione usati quali sostegno alla politica d'informazione della Commissione (definizione del pubblico destinatario, scelta delle tematiche e della forma delle pubblicazioni, comprese le illustrazioni, utilizzazione degli strumenti di analisi dell'opinione, ecc.).

La qualità" delle informazioni dovrà essere accresciuta. Essa terrà conto della diversità delle culture e dei pubblici. La comunicazione sul tema delle pari opportunità dovrà essere estesa, al di là della sfera del lavoro e sociale, a tutte le componenti della vita e ai settori di particolare interesse per le donne: le nuove tecnologie dell'informazione, le biotecnologie, la protezione dei consumatori e l'ambiente, tra le altre cose. Per quanto concerne quest'ultimo settore, considerata la sollecitudine delle donne per il miglioramento della qualità della vita, per il cambiamento dei modelli di consumo, ecc. si presta ascolto alle loro opinioni ed esse beneficiano già, per il tramite di organizzazioni e di ONG in cui esse sono ampiamente rappresentate, del sostegno della DG XI. Le pari opportunità sono una tematica che verrà sviluppata nel contesto dell'iniziativa "Citizens First" che costituisce una delle tre grandi azioni prioritarie in materia d'informazione adottate dalla Commissione per il prossimo biennio.

Parallelamente all'organizzazione della "Giornata della donna", l'8 marzo, un evento rivolto al "vasto pubblico" dovrebbe sensibilizzare l'opinione pubblica sull'argomento, come ad esempio l'organizzazione di una "giornata delle donne europee" imperniata su un tema d'attualità. Inoltre, le manifestazioni e gli incontri cui sarà data risonanza sui mass media e aventi per oggetto temi legati alle politiche, ai programmi e alle attività comunitarie dovrebbero tenere sistematicamente conto della necessità di rivolgersi nel contempo sia alle donne che agli uomini con le loro rispettive specificità.

La cooperazione interistituzionale sulla questione delle pari opportunità potrebbe essere agevolata grazie a un rafforzamento delle cooperazione tra i servizi incaricati dell'informazione in seno alla Commissione e al Parlamento europeo. Questa cooperazione potrebbe essere estesa anche alle altre istituzioni comunitarie.

7. POLITICA DEL PERSONALE DELLA COMMISSIONE

La Commissione conduce da diversi anni una politica di pari opportunità nei confronti del proprio personale.
L'attuazione ditale politica avviene per il tramite dello strumento privilegiato costituito dai programmi di azioni positive di cui è ora in vigore il secondo che copre il periodo 1992-1996. Tale programma mira da un lato a equilibrare la presenza delle donne nelle categorie e funzioni in cui esse sono sottorappresentate e, dall'altro, a promuovere il loro sviluppo professionale vigilando a che si assicurino loro uguali opportunità di carriera e di formazione. Il Programma di azioni positive mira inoltre a garantire misure di accompagnamento e di infrastruttura sociale tali da consentire a tutti, sia donne. che uomini, di conciliare gli obblighi professionali e quelli familiari.
Per tale motivo, la politica di pari opportunità rientra d'ufficio in tutti gli ambiti della gestione del personale. reclutamento, carriere, pianificazione e stanziamento di risorse, politica sociale, diritti e doveri dei funzionari. Inoltre, all'interno della Direzione "Personale e amministrazione" vi è un'unità specifica "parità delle possibilità" il cui mandato è di coordinare l'attuazione dei piani di pari opportunità definiti da ciascuna Direzione generale nel quadro globale del Programma di azioni positive, nonché di sensibilizzare l'insieme del personale alle pari opportunità.
Poiché le pari opportunità sono state riconosciute quali obiettivo prioritario orizzontale delle politiche comunitarie, l'Istituzione deve vigilare affinché sia garantita un'accresciuta partecipazione delle donne a tutte le fasi della concezione, della negoziazione, della decisione delle politiche emananti dalle diverse Direzioni generali. A tal fine la Commissione ha posto l'accento, per quanto concerne la sua politica delle assunzioni, sull'importanza delle assunzioni femminili sia ai livelli di base che a livello dei quadri. Per quanto concerne i gradi di base della categoria A, l'organizzazione annuale di concorsi generali per amministratori aggiunti (livello A8) ha attirato candidature femminili in numero quasi pari a quelle maschili e il tasso di riuscita delle donne, che è migliorato anch'esso negli ultimi anni, ha consentito di portare a 27% la percentuale di donne assunte in tale grado.
In quest'ottica e nel contesto delle azioni positive, la Commissione ha adottato orientamenti in merito al reclutamento e alle nomine di donne nel 1995 in occasione dell'adesione di tre nuovi Stati membri. Tale strategia, reiterata annualmente, dovrebbe portare a un effettivo riequilibrio nei prossimi anni.

III. INTERVENTI DEI FONDI STRUTTURALI E PARI OPPORTUNITÀ

Le politiche strutturali sono il principale strumento di intervento comunitario per correggere gli squilibri regionali e migliorare le prospettive di occupazione e di inserimento. Le disparità in materia in occupazione sono contrassegnate da un rapporto da 1 a il 10 tra regioni economicamente integrate e regioni in difficoltà. regioni in ritardo di sviluppo, zone di riconversione industriale e zone urbane svantaggiate, zone rurali, ecc. È anche preoccupante l'evoluzione a medio termine della ripartizione delle persone e delle attività sul territorio comunitario. L'accentuarsi del fenomeno dell'urbanesimo e della congestione di determinate parti del territorio - mentre regioni interne o periferiche tendono a spopolarsi - richiedono interventi correttori. In questi contesti periclitanti la situazione delle donne risulta ancora più grave.

D'altronde, il rafforzamento del contributo dei Fondi strutturali (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo e Fondo europeo di orientamento e di garanzia agricola) alla promozione delle pari opportunità riveste una grande importanza politica. L'integrazione della parità nelle politiche strutturali risponde innanzitutto alla necessità di ridurre le disparità che sussistono tra le donne e gli uomini per quanto concerne i tassi di attività, il livello di formazione, l'accesso al mercato del lavoro e la partecipazione ai processi decisionali. Ma essa risponde anche alla volontà di promuovere uno sviluppo duraturo che coniughi la creazione di posti di lavoro e di ricchezza con la qualità della vita e la tutela del patrimonio culturale e naturale.

Il rispetto del principio di pari opportunità è stato introdotto nel 1993 nei regolamenti che disciplinano i Fondi strutturali. Il Consiglio ha adottato il 22 giugno 1994 una risoluzione relativa alla promozione della parità di opportunità per uomini e donne tramite l'azione dei Fondi strutturali europei. Tuttavia, gli interventi dei Fondi continuano ad essere relativamente modesti in tale campo e occorre proseguire e intensificare gli sforzi intrapresi per mobilitare i partner e, in primo luogo, le autorità nazionali e/o regionali preposte all'elaborazione e all'attuazione della programmazione.

1. IL PERIODO DI PROGRAMMAZIONE 1989-1993

All'atto della programmazione 1939-1993 il FSE è stato lo strumento più direttamente implicato nella promozione delle pari opportunità. Le azioni condotte nel contesto delle misure generali di formazione e di aiuto all'assunzione a favore dei giovani e dei disoccupati di lunga durata hanno permesso in particolare di migliorare la situazione delle donne per quanto concerne l'occupazione. Si noti che il 5% degli stanziamenti del il FSE a titolo degli obiettivi 3 e 4 (vale a dire 380 milioni di ecu) sono stati specificamente consacrati a interventi destinati alle donne. Gli altri Fondi (il FESR, FEOGA) hanno contribuito in modo indiretto e più sfumato alla promozione delle pari opportunità, in primo luogo con il sostegno generale da essi recato allo sviluppo e, eventualmente, con il finanziamento di infrastrutture di formazione o di misure sociali d'accompagnamento.

A partire dal 1991, la presa d'atto della segregazione del mercato del lavoro e dell'emarginazione sociale di cui le donne sono le principali vittime ha indotto la Commissione ad avviare un'iniziativa specifica, NOW (New Opportunities for Women) con una dotazione di 156 milioni di ecu. Questo strumento ha consentito di potenziare la formazione professionale ed ha incoraggiato, mediante l'erogazione di aiuti diretti, la creazione di imprese. Tra i numerosi progetti sovvenzionati nel contesto di NOW (1991-1994) circa 300 riguardavano la creazione di piccole imprese e di cooperative. Alcuni progetti servono a sensibilizzare le donne, le mettono in contatto tra di loro e le rendono più ricettive ad un'offerta di formazione. Per fare un esempio, la realizzazione in un quartiere molto svantaggiato di Oporto di un centro di "accoglimento-formazione socializzazione" cui il FESR ha messo a disposizione gli elettrodomestici moderni che mancano nel quartiere ha consentito di soddisfare i bisogni correnti della comunità locale creando nel contempo una struttura di sostegno alla formazione pratica che a sua volta ha fruito del sostegno del FSE. Il contributo principale di NOW è stato di decompartimentare gli interventi, mobilitando un ampia gamma di operatori. Le azioni innovative di questa iniziativa e il suo carattere transnazionale grazie all'instaurazione di reti per la diflusione delle esperienze hanno consentito ai promotori di disporre di nuovi programmi, metodologie, infrastrutture utilizzabili su grande scala Poiché ha schiuso nuove soluzioni in modo da consentire all'insieme dei Fondi strutturali di tener meglio conto dei problemi delle donne, l'iniziativa NOW è stata rilanciata e rafforzata (360 milioni di ecu per il periodo 1994-1999).
Nel contesto di iniziative comunitarie quali LEADER, INTERREG o progetti pilota finanziati a titolo delle azioni innovative sostenute dai fondi si sono registrati diversi esempi di buone prassi che costituiscono una manifestazione concreta dell'articolazione tra la promozione del principio di pari opportunità e la strategia globale di sviluppo.

L'iniziativa comunitaria LEADER I (1989-1993) ha incoraggiato la diversificazione economica delle zone rurali tramite il sostegno a nuove attività condotte dalle donne. ad esempio. - in Grecia un'azione ha interessato la modernizzazione del tessuto produttivo tramite l'organizzazione e il sostegno dell'industria domestica. Un'associazione di donne ha assicurato il funzionamento di diversi centri espositivi e ha diretto un centro d'industria domestica e di artigianato. Il progetto, avviato nel 1990 ha assicurato la formazione continua delle donne della regione insegnando loro a fabbricare prodotti locali di qualità e oggetti artigianali, - nel Regno Unito determinati gruppi di destinatari (20 giovani disoccupati, 1( manager in esubero e una quindicina di donne che intendevano iniziare un'attività a domicilio) hanno beneficiato di un aiuto all'avvio di un'impresa mediante il finanziamento di studi di fattibilità, dei costi di marketing e di promozione, dei corsi di perfezionamento professionale e di formazione sui servizi di vicinato.. Nel contesto del programma plurifondo di cooperazione transfrontaliera (iniziativa comunitaria INTERREG I) tra la Francia e la Spagna, una trentina di donne aventi un'età media di 38 anni e provenienti da una regione colpita da un forte tasso d disoccupazione a seguito del declino dell'industria tessile sono state aiutate nel loro progetto professionale (creazione di un'attività o ricerca di un lavoro salariato mediante azioni di apprendistato, stage nel paese vicino e organizzazione di partnership su progetti complementari. I progetti pilota del FESR (articolo 1O) hanno anch'essi recato sostegno ad azioni volte a migliorare le strutture di accompagnamento delle donne in modo da facilitare il loro reinserimento professionale o sociale. La problematica studiata era soprattutto quella legata al miglioramento delle condizioni di vita. Per esempio, nel Regno Unito, nel contesto di un'azione di dinamizzazione dei quartieri in crisi, è stato finanziato un centro multi funzionale di quartiere dotato delle attrezzature essenziali per il programma di rivitalizzazione. Tale centro ospita una sezione per le famiglie che comprende tutta una gamma di servizi tra cui anche un sistema originale di asilo nido che consente il reinserimento professionale di numerose giovani madri. 2. IL PERIODO DI PROGRAMMAZIONE 1994-1999 Per il periodo di programmazione in corso (1994-1999) la promozione delle pari opportunità costituisce una priorità trasversale nell'insieme delle azioni che beneficiano del concorso dei Fondi strutturali, con una sollecitudine particolare al rafforzamento degli effetti di sinergia. La promozione delle pari opportunità figura in tutti i documenti di programmazione del il FSE, in particolare quelli dell'Obiettivo 3, quale priorità da applicare orizzontalmente a tutte le misure generali suscettibili di beneficiare di un aiuto. In diversi Stati membri i documenti di programmazione prevedono inoltre un'insieme specifico di azioni volte a promuovere le pari opportunità (nel contesto dell'Obiettivo 3 o della componente "risorse umane" dell'Obiettivo I) onde integrare l'approccio orizzontale adottato. L'introduzione della nozione di percorso d'inserimento, risultante dall'esperienza di NOW e dall'ammorbidimento dei criteri di selezione dei programmi, ha consentito l'elaborazione di "pacchetti" di misure individualizzate miranti all'integrazione o al reinserimento nel mercato del lavoro. Si dà quindi il caso che, in materia di formazione e istruzione, il FESR per la parte degli interventi relativi alle attrezzature e alle installazioni, e il Fondo sociale per quanto concerne i costi di funzionamento, possono intervenire in un modo coordinato e complementare. Interventi binati del FSE del FESR e del FEOGA contribuiscono inoltre alla realizzazione d'azioni e di infrastrutture che rendono possibile una migliore conciliazione della vita professionale e della vita familiare delle donne (asili nido, giardini d'infanzia, attività di doposcuola, adattamento dei trasporti nelle zone scarsamente popolate, ecc.) Azioni legate direttamente alla creazione di infrastrutture per le zone di attività economica e alla creazione o al mantenimento di posti di lavoro possono risultare direttamente di beneficio alle donne imprenditrici e alle mogli collaboratrici nonché ai salariati delle imprese così aiutate. In linea generale, gli interventi relativi agli adattamenti delle attività produttivi allo sviluppo locale e al miglioramento delle condizioni di vita, non riguardano esclusivamente le donne, ma possono avere un impatto più diretto sulla promozione delle pari opportunità a causa degli effetti collaterali che producono. Le iniziative comunitarie (quali ADAPT;, URBAN I, LEADER II, INTERREG II) sono , inoltre rivelatrici dell'impulso politico che è stato dato alle pari opportunità.
In una città francese ad esempio, grazie all'iniziativa URBAN, la riflessione sulle strutture di accoglimento della prima infanzia si è tradotta nella creazione di un centro destinato non solo ad accogliere i bambini, ma soprattutto ad aiutare i genitori a svolgere appieno il loro ruolo educativo in un contesto destrutturato. In futuro, i finanziamenti europei consentiranno alle famiglie monoparentali con redditi molto bassi di accedere a posti di lavoro creando modelli di asilo nido adatti alle offerte di formazione professionale (asili nido, dagli orari estesi, nidi d'infanzia più numerosi e più densamente ripartiti sul territorio…)

Come altri settori il valore aggiunto comunitario trova la sua espressione nella messa in relazione dei diversi promotori di progetti. Le reti di cui sono dotate iniziative quali NOW o LEADER (*)costituiscono infatti uno strumento privilegiato per lo scambio di buone prassi e il trasferimento di esperienze e metodologie.

Grazie al sostegno accordato a queste diverse azioni e al rafforzamento delle iniziative comunitarie i Fondi consentono di favorire l'identificazione e la diffusione di buone prassi e partecipano alla dinamica di cooperazione e di integrazione del nuovo programma "Parità di opportunità" (1996-2000).

3. PROSPETTIVE FUTURE

Tra le proposte miranti a rafforzare la sollecitudine per le pari opportunità si prevede innanzitutto di utilizzare al meglio la programmazione in corso, il che richiede n particolare una forte sensibilizzazione dei comitati di controllo unitamente all'attuazione di azioni di valutazione.

Verrà avviata una riflessione sugli indicatori e sui mezzi per misurare il grado di accoglimento del principio di pari opportunità nella programmazione. Occorrerà definire indicatori di base per certi tipi di misure a connotazione positiva nel campo delle pari opportunità per giungere, in un secondo tempo, alla definizione di criteri pertinenti per la scelta dei progetti ad uso dei comitati di controllo dei programmi. A tal fine, uno studio valutativo a carattere orizzontale potrà fornire chiarimenti sul modo in cui tale dimensione è effettivamente posta in atto dai Fondi strutturali.

La compilazione di dati statistici di base a livello regionale (tasso di equipaggiamento e di infrastruttura sociali, ripartizione per sesso dei disoccupati di lunga durata, tasso di attività femminile, rappresentazione delle donne in ciascuna categoria socio-professionale, ecc.) costituisce anch'essa una premessa indispensabile per misurare le evoluzioni nel tempo.

La Commissione elaborerà orientamenti metodologici ("linee guida") in un contesto interservizio ad uso dei comitati di sorveglianza.

La ricerca di effetti di sinergia nell'attuale programmazione implica un maggiore coordinamento degli interventi plurifondo per l'avvio, il finanziamento e la valorizzazione dei risultati di progetti pilota legati direttamente alla promozione delle pari opportunità (articolo 10 del FESR, articolo 6 del FSE, articolo 8 del FEOGA-O). A tale proposito, si riserverà un'attenzione particolare all'accompagnamento delle donne che intendono creare una propria impresa sulla falsariga delle operazioni di sensibilizzazione già condotte nel quadro dei centri d'innovazione e di promozione aziendale e del programma "Euroleader".

La flessibilità della programmazione offre opportunità per riorientare i programmi pluriennali già adottati (1994-1999 per l'obiettivo I e l'obiettivo 5b, 1995-1999 per l'obiettivo 6, 1994-1996 per l'obiettivo 2). Questa flessibilità va sfruttata per rafforzare le azioni di cui è riconosciuta l'efficacia e per esplorare nuove vie d'intervento. All'atto di stanziare la riserva per le iniziative comunitari e, il 4 ottobre 1995, la Commissione ha deciso, in linea di principio, di dare una rilevanza particolare al tema delle pari opportunità nel contesto di URBAN il e di aumentare di 100 milioni di ecu la dotazione dell'iniziativa NOW.

In linea generale, i Fondi strutturali possono contribuire efficacemente all'attuazione delle priorità rappresentate, per l'Unione e i suoi Stati membri, dalla lotta contro la disoccupazione e dalla promozione della parità di opportunità tra le donne e gli uomini. In tale prospettiva, e conformemente agli orientamenti espressi dal Consiglio europeo, essi possono favorire in particolare il perseguimento di una crescita maggiormente foriera di posti di lavoro e la valorizzazione delle risorse umane.
Onde alleviare alcuni degli svantaggi che gravano essenzialmente sulle donne, i Fondi strutturali possono essere mobilitati prioritariamente per lo sviluppo di infrastrutture e di servizi di custodia dei familiari non autonomi o per gli investimenti delle imprese che favoriscono, mediante nuova organizzazione del lavoro, la creazione di posti di lavoro e la conciliazione tra il lavoro e la vita familiare.
I Fondi devono inoltre contribuire all'integrazione economica e sociale delle popolazioni urbane e rurali che subiscono un processo di esclusione. Lottare contro la rapida emarginazione delle donne svantaggiate/o che vivono nelle zone sensibili presuppone uno sforzo imperniato sulla ricostruzione dei legami sociali: ad esempio mediante la creazione dei centri che facilitino la socializzazione (sale polivalenti per sport, spettacoli, formazione a distanza, ecc.) o tramite il finanziamento di strumentio didattici, di servizi di sostegno alla creazione di attività economiche.
Questi orientamenti si affiancano a quelli relativi alla promozione di nuovi giacimenti occupazionali, all'adattamento dell'organizzazione del lavoro e delle qualifiche e al sostegno allo sviluppo territoriale e alle iniziative locali.

Il 7 e 8 marzo 1996 si terrà a Bruxelles un seminario europeo volto a promuovere le pari opportunità negli interventi dei Fondi strutturali con il fine, in particolare, di mobilitare le autorità nazionali e regionali preposte all'attuazione dei programmi e di valorizzare gli sforzi intrapresi Sono previste anche altre manifestazioni come ad esempio l'organizzazione di esposizioni e di conferenze sull'innovazione e lo sviluppo locale nell'ottica femminile. nel contesto dell'Europartenariato di Lulea (Svezia) nel giugno 1996. Saranno inoltre elaborati opuscoli di divulgazione per illustrare e incoraggiare gli esempi di buona prassi.

IV. CONCLUSIONI

La presente comunicazione costituisce una tappa di un processo che deve essere portato avanti per dare al principio di mainstreaming un'espressione concreta più coerente che in passato Il bilancio del grado di accoglimento della problematica della parità tra le donne e gli uomini nell'ambito delle politiche della Comunità induce infatti a prospettare un insieme di orientamenti e di proposte che occorre ormai porre in atto.

E' ovvio che rimane ancora molta strada da percorrere per far sì che la promozione della parità tra le donne e gli uomini costituisca effettivamente un obiettivo strategico integrato a pieno titolo nell'insieme delle politiche della Comunità e, a tal fine, affinché la dimensione donna/uomo venga presa in considerazione all'atto della concezione e dell'attuazione di tali politiche (gender perspective). E' chiaro anche che l'attuazione progressiva di questi orientamenti richiede un importante rafforzamento della cooperazione in seno ai servizi de]la Commissione come anche il rafforzamento della partnership con gli Stati membri e i diversi attori e le diverse organizzazioni interessate.

Il fatto stesso dell'elaborazione della presente comunicazione su iniziativa del Gruppo di Commissari "Pari opportunità" testimonia della mobilitazione in atto in seno alla Commissione. Tale mobilitazione rispecchia un impegno politico e la volontà di dare un impulso significativo all'azione comunitaria e di sostenere in tal modo gli sforzi intrapresi a tutti i livelli a favore delle pari opportunità tra le donne e gli uomini.

Diverse azioni e iniziative dovrebbero concretare a partire dai prossimi mesi la dinamica di cooperazione così avviata. Il 1996 segnerà l'attuazione delle iniziative che fanno seguito alla Conferenza di Pechino. Esso sarà anche l'anno dell'attuazione del nuovo programma per la parità di opportunità recentemente adottato dal Consiglio e la cui inaugurazione ufficiale sarà occasione per l'organizzazione di un'importante conferenza nell'autunno del 1996. Sempre quest'anno si dovrebbe inoltre veder confermata la mobilitazione dei Fondi strutturali e a tal fine il seminario europeo organizzato il 7 e l'8 marzo 1996 consentirà di discuterne con gli Stati membri e gli altri attori interessati. Verrà portata avanti la cooperazione con le parti sociali e a tale proposito è opportuno rammentare che queste hanno appena concluso un primo accordo collettivo, nel contesto del protocollo sulla politica sociale, in merito alla conciliazione della vita familiare e della vita professionale.

Il 1996 dovrà registrare progressi significativi nell'attuazione del principio di mainstreaming; nell'insieme delle politiche comunitarie e in particolare in ciascuno dei settori evocati nella seconda parte della presente Comunicazione. Occorre a tal fine definire le disposizioni necessarie per assicurare il monitoraggio e la valutazione continuativi dell'azione intrapresa. Il gruppo interservizio "parità di opportunità" dovrà contribuirvi ricorrendo, ove necessario, a opportuni esperti esterni. Occorre infatti approfondire l'analisi delle politiche in materia di parità e quindi, per stimolare, individuare e misurare i loro effetti, occorre determinare gli indicatori e le procedure di analisi appropriati. Questa valutazione sistematica permetterà di accertare il grado di efficacia dell'accoglimento della tematica della parità tra gli uomini e le donne nelle azioni contemplate e, al di là di esse, nell'insieme delle politiche comunitarie. Tale valutazione costituirà uno dei capitoli della Relazione sulla parità di opportunità che la Commissione intende pubblicare ormai a cadenza annuale e che presenterà quindi nel contempo le politiche e le misure attuate negli Stati membri nonché l'azione comunitaria.


* I tassi di d'occupazione tra regioni variano dal 3,4 % al 34,4 %

LEADER II (94/C 180/12): "anche le attività dell'attuale rete devono espandersi, in particolare grazie alla creazione di uno strumento metodologico. L'Osservatorio europeo dell'Innovazione e dello Sviluppo rurale, il cui compito consiste nell'identificare, nel caratterizzare, nel convalidare e nel facilitare il trasferimento delle innovazioni introdotte in ambiente rurale."


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