Sintesi della relazione annuale della Commissione
LA STRATEGIA COMUNITARIA NELL'AMBITO DELLE PARI OPPORTUNITÀ.
LINEE GENERALI
La parità tra donne e uomini è ormai riconosciuta incontestabilmente quale principio fondamentale della democrazia e del rispetto della persona. Fin dalla sua creazione la Comunità ha riconosciuto il principio della parità di retribuzione e, su questa base, ha cercato di sviluppare un insieme coerente di leggi mirate a garantire pari diritti in materia di accesso all'occupazione, di formazione professionale, di condizioni di lavoro e, in ampia misura, in materia di protezione sociale.
Per promuovere concretamente la parità la Comunità ha attuato, a partire dagli anni '80, programmi di azione specifici che, malgrado le limitate risorse di bilancio, hanno ottenuto un notevole effetto trainante, in particolare nel promuovere la realizzazione di altre azioni da parte dei singoli Stati membri. Il Consiglio europeo riunitosi ad Essen nel dicembre 1994 ha dichiarato che la promozione della parità di opportunità tra donne e uomini è, insieme alla lotta contro la disoccupazione, tra le principali priorità dell'Unione europea e degli Stati membri.
La Commissione ha dichiarato che il raggiungimento della parità di opportunità è uno dei principali obiettivi in tutte le sue politiche. In questo senso quella delle pari opportunità è divenuta una politica destinata ad "incrociare" tutte le altre politiche, una politica globale che va applicata in ogni contesto.
Questo ambizioso approccio è stato presentato nella comunicazione della Commissione che propone il quarto programma d'azione per la parità di opportunità tra le donne e gli uomini (1996-2000) e confermato in una successiva decisione del Consiglio (del 22.12.1995, GUCE 335 del 30.12.1995). All'adozione di tale programma d'azione è seguita nel febbraio 1996 una comunicazione della Commissione dal titolo "Integrare la parità di opportunità tra le donne e gli uomini nel complesso delle politiche e azioni comunitarie" (COM (96) 67 def.del 21.2.1996).
La relazione del 1996 sulla parità di opportunità tra donne e uomini in Europa era stata già annunciata nel Libro bianco della Commissione "Politica sociale europea - Uno strumento di progresso per l'Europa" (COM (94) 333 del 27.7.1994). Lo scopo consiste nell'esaminare i progressi compiuti in fatto di parità sia a livello di Stati membri sia a livello di Unione e nell'offrire uno strumento per il monitoraggio delle politiche di parità - un requisito essenziale del "mainstreaming".
COME PROMUOVERE LA PARTNERSHIP IN UNA SOCIETÀ' IN EVOLUZIONE
Gli sforzi intrapresi per promuovere la parità di opportunità vengono oggi rafforzati in numerosi aspetti delle politiche e dei programmi dell'Unione europea. L'elemento chiave di questa strategia può essere sintetizzato con il concetto di "mainstreaming", menzionato nel terzo programma di azione e sviluppato in ampia misura nel quarto programma di azione. Si tratta di un approccio più globale alla parità, che richiede l'adozione di una prospettiva sensibile alle tematiche donna-uomo e un'analisi di tutte le politiche, i programmi e le azioni su tale base. Il principio del mainstreaming viene definito come l'analisi sistematica delle differenze tra le condizioni, le situazioni e le esigenze delle donne e degli uomini in tutte le politiche comunitarie, al momento dell'elaborazione, dell'attuazione e della valutazione, in riferimento all'Europa, ai paesi industrializzati e ai paesi in via di sviluppo.
Ad esempio, un'applicazione della strategia di mainstreaming alla politica dei trasporti pubblici consiste nel tenere conto del fatto che le donne sono molto più spesso utenti dei mezzi pubblici e meno di frequente posseggono o dispongono di un auto rispetto agli uomini. Inoltre le donne viaggiano spesso con bambini, utilizzando carrozzine e passeggini. Sarebbe un contributo alla parità di opportunità mettere a punto sistemi di trasporto pubblici efficienti e di buona qualità, che tengano conto dell'accessibilità per passeggeri con esigenze specifiche.
Nel corso del tempo è possibile notare la tendenza a porre un maggiore accento sull'integrazione della parità in tutte le politiche che comunque non comporta l'eliminazione delle politiche di azione positiva. Si tratta infatti di elementi complementari che vanno attuati parallelamente. Tale tendenza può essere rilevata non soltanto nei tre programmi d'azione comunitaria, ma anche nella politica di cooperazione allo sviluppo e nei singoli Stati membri. Il mainstreaming è stato anche un concetto chiave della conferenza di Pechino, alla quale l'Unione ha fornito un significativo contributo.
L'attuazione di una strategia di mainstreaming è un processo complesso e a lungo termine, che richiede una molteplicità di approcci. Ad esempio, è opportuna un'analisi della situazione attuale per stabilire il diverso impatto delle politiche sugli uomini e sulle donne, dati disaggregati, finanziamenti, e una partecipazione equilibrata di donne e uomini tra coloro che prenderanno le necessarie decisioni.
Tale strategia richiede la mobilitazione di tutte le politiche e il miglioramento dei meccanismi di consultazione e di coordinamento tra tutte le parti interessate. A tal fine la Commissione ha istituito un gruppo di commissari sotto la guida del proprio presidente, con il compito di elaborare una visione d'insieme sulla parità di diritti e di opportunità tra le donne e gli uomini a livello di Unione e di Commissione.
Quale ruolo svolge il Fondo sociale europeo (FSE)?
Il Fondo sociale europeo (FSE), quello di più antica istituzione tra i Fondi strutturali, ha in sé una chiara dimensione di parità di opportunità almeno dal 1976; per gli altri fondi ogni revisione ha portato ad un'espansione di questo elemento. Tuttavia, sia gli obiettivi dichiarati riguardanti le pari opportunità, sia il finanziamento vero e proprio di programmi e di azioni per la parità sono rimasti su un piano molto marginale. Sebbene sia innegabilmente aumentato il numero di donne che beneficiano del Fondo, nella maggior parte dei casi la formazione offerta alle donne dall'FSE riguarda le tradizionali "professioni femminili". Inoltre, le difficoltà connesse alla custodia dei bambini rimangono un ostacolo alla partecipazione delle donne a questi programmi di formazione.
Nel campo delle pari opportunità, l'elemento dei Fondi di maggior spicco a favore delle donne era fino a poco tempo fa il programma NOW (New Opportunities for Women), avviato nel corso del terzo programma d'azione. Progettato con caratteristiche di maggiore flessibilità per quanto riguarda i criteri e i finanziamenti, ha determinato indirettamente un effetto d'integrazione della parità di opportunità in quanto ha permesso ad un maggior numero di donne di beneficiare dei finanziamenti, informando nel contempo i responsabili dell'erogazione dei Fondi negli Stati membri delle esigenze, delle competenze e delle capacità di donne con le quali normalmente non avrebbero potuto entrare in contatto.
Dal punto di vista della parità, forse l'evoluzione più significativa nell'ambito dei Fondi strutturali si è avuta con la revisione del 1993. La parità di opportunità diventò un principio che attraversava tutti e tre i fondi, l'FSE, il FESR e il FEAOG. La revisione del 1993 ha anche introdotto specifici riferimenti alla parità nell'ambito dell'Obiettivo 3.
In pratica, l'applicazione da parte degli Stati membri dei principi connessi alla parità di opportunità varia enormemente. Tutti, comunque, hanno compiuto sforzi in tale direzione, ad esempio ponendosi l'obiettivo di beneficiare le donne in proporzione al loro numero tra i disoccupati e/o istituendo un bilancio specifico destinato ad azioni in favore delle donne. Tali azioni possono comprendere un sostegno per la custodia dei bambini o dei familiari a carico, oppure misure volte a rendere le donne più competitive sul mercato del lavoro.
Nel marzo 1996 si è svolta a Bruxelles una conferenza che ha riunito rappresentanti della Commissione, degli Stati membri e di gruppi e organismi interessati con lo scopo di considerare i Fondi strutturali nel contesto del mainstreaming. La Commissione ha segnalato che l'FSE continuerà ad essere uno strumento importante per sostenere la parità di opportunità e che gli altri fondi potranno, da parte loro, dare un contributo significativo fornendo, ad esempio, infrastrutture complementari, come locali destinati a servizi di custodia dei bambini e trasporti. Per quanto riguarda il FESR, le donne non sono comparse con particolare frequenza tra i suoi obiettivi specifici, ed è stato sottolineato che sarebbe possibile e auspicabile una maggiore partecipazione femminile alla pianificazione e all'attuazione dello sviluppo regionale. Analogamente, sono in attuazione alcune misure, e altre sono in discussione, volte ad aumentare la presenza e il coinvolgimento delle donne nello sviluppo agricolo.
L'uso efficace dei Fondi richiede una piena integrazione della dimensione delle pari opportunità nella fase di pianificazione, nonché nel controllo e nella valutazione dei programmi e dei progetti da essi finanziati. Per questo occorrerà coinvolgere esperti nelle questioni della parità e adottare sistemi che rendano possibile la valutazione dei benefici apportati alle donne. Come seguito dato alla suddetta conferenza, la presidenza irlandese ha proposto al Consiglio una risoluzione sulla parità di opportunità e i Fondi strutturali. Tale risoluzione è stata adottata dal Consiglio il 2 dicembre 1996.
Le parti sociali nel quarto programma di azione.
La cooperazione è un elemento chiave del quarto programma d'azione. Le parti sociali sono menzionare specificamente negli obiettivi del programma, che comprende un invito ad inserire la "dimensione della parità" nel dialogo sociale, sia a livello locale che regionale, e un impegno a sostenere gli sforzi compiuti dalle parti sociali per la creazione di reti a livello europeo. Il quarto programma di azione cita inoltre le parti sociali tra i promotori della partecipazione delle donne ai processi decisionali.
L'influenza delle parti sociali è aumentata significativamente con l'accordo sul protocollo sociale del Trattato sull'Unione europea nel 1992. Le parti sociali hanno la facoltà di negoziare "accordi quadro" che possono in definitiva diventare strumenti giuridici vincolanti. Il primo esempio di tale processo è l'elaborazione della direttiva sul congedo parentale. La CES, l'UNICE e il CEEP hanno deciso di condurre negoziati su un altro punto di importanza fondamentale per la parità di opportunità: la flessibilità dell'orario di lavoro e la sicurezza per i dipendenti.
Le donne sono sottorappresentate nei processi decisionali all'interno delle organizzazioni delle parti sociali. Mancano dati statistici precisi, ma è evidente che vi sono pochissime donne tra i segretari generali, i presidenti o i membri dei comitati esecutivi. Nelle imprese le donne sono ancor meno presenti a livelli dirigenziali. Vi è una migliore rappresentanza di donne nei posti retribuiti che negli organi rappresentativi.
Tuttavia, sia i datori di lavoro che i sindacati sembrerebbero favorevoli alla parità i trattamento per le donne e gli uomini. Alcuni sindacati hanno avviato misure di azione positiva per affrontare il problema dello squilibrio tra donne e uomini all'interno delle proprie strutture. Le organizzazioni dei datori di lavoro riconoscono che esiste una disuguaglianza e sono apertamente contrari alla discriminazione in base al sesso, ma dubitano della necessità dell'azione positiva.
Il valore di una maggiore rappresentanza delle donne nel dialogo sociale non è soltanto numerico, ma consiste anche nell'apporto di una prospettiva più ampia al dibattito e nel garantire che le questioni che comprendono una dimensione rilevante ai fini della parità, e che potrebbero porre in posizione di svantaggio uno dei due sessi, non siano invece considerate neutrali. Inoltre contribuirebbe a portare sul tavolo delle discussioni le questioni di diretto e ovvio interesse per le donne, come la custodia dei bambini.
COME PROMUOVERE LA PARITÀ IN UN'ECONOMIA IN EVOLUZIONE
Le differenze tra i due sessi sono molto forti sul mercato del lavoro e si riflettono nella segregazione tra donne e uomini in generi diversi di attività e nella concentrazione di donne nell'occupazione a tempo parziale e in altre forme di lavoro atipico. Le donne e gli uomini occupano posti distinti in termini di settori di occupazione, di professioni e anche di status occupazionale. Una crescente maggioranza di donne è costituita da dipendenti, mentre poche, fuorché nell'agricoltura, sono le donne datrici di lavoro o lavoratrici autonome.
In tutti i paesi i titoli di studio e la formazione professionale stanno acquistando una sempre maggiore importanza con l'intensificarsi della concorrenza per i posti di lavoro e con la ristrutturazione dell'attività economica. La possibilità di acquisire competenze e qualifiche offre alle donne una base necessaria per ottenere un'occupazione fissa in posti più sicuri, meglio retribuiti e con migliori prospettive di carriera. La mancanza di qualifiche aggrava infatti l'esclusione delle donne dall'occupazione retribuita. Ma, malgrado la crescita dell'occupazione e il migliore livello di competenze e di qualifiche con cui accedono all'occupazione, le donne continuano ad ottenere retribuzioni significativamente inferiori a quelle degli uomini. La concentrazione di donne in posti di lavoro scarsamente retribuiti, associata alla forte segregazione tra i sessi sul mercato del lavoro, significa che le differenze salariali tra donne e uomini resistono in misura notevole ai mutamenti.
Le evoluzioni avvenute nel corso degli anni hanno determinato differenze intergenerazionali tra gruppi diversi di donne; tale tendenza continuerà probabilmente per qualche tempo. In generale, comunque, la domanda di occupazione da parte delle donne è stata sempre molto forte e costante, anche in periodi di grave recessione economica e nelle regioni maggiormente colpite, poiché sempre più donne cercano di integrarsi nella forza lavoro formale. Quando si è verificata una crescita dell'occupazione, questa è avvenuta in prevalenza con un aumento del tasso di occupazione tra le donne della fascia di età media. Per le donne i settori chiave con maggiori opportunità di occupazione sono quelli dei servizi professionali, tecnici e generali. Ciò significa che una minoranza di donne ben qualificate si è assicurata una posizione di forza sul mercato del lavoro, mentre altre donne sono confinate in posti di lavoro a bassa retribuzione e occasionali.
Il processo per l'occupazione avviato dal Consiglio di Essen ha creato nuove occasioni per inserire la parità di opportunità nei programmi pluriennali per l'occupazione degli Stati membri. Un'analisi preliminare dei programmi degli Stati membri rivela che l'attuazione delle pari opportunità nei programmi pluriennali ha causato a molti di essi una serie di difficoltà iniziali. Malgrado ciò, numerosi programmi stanno cominciando a tenere conto delle differenze tra donne e uomini sul mercato del lavoro.
L'imprenditorialità, il lavoro autonomo e l'attività economica indipendente sono alcune delle aree che contribuiscono alla crescita dell'occupazione in Europa e che stanno attirando un crescente numero di donne interessate a migliorare la propria situazione nell'ambito del mercato del lavoro. I programmi di iniziative locali per l'occupazione femminile sono tra gli incentivi sviluppati a livello europeo per mettere le donne in grado di contribuire alla creazione di imprese.
CONSENTIRE A DONNE E UOMINI DI LAVORARE E DI OCCUPARSI DELLA FAMIGLIA
L'attuale programma d'azione considera l'individualizzazione dei sistemi fiscali e di sicurezza sociale tra i mezzi atti a facilitare la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Sono in corso dibattiti e ricerche intorno al modo migliore di strutturare tali sistemi per evitare la discriminazione e promuovere la parità.
Poiché la cura dei figli è spesso considerata principalmente una responsabilità della madre, le difficoltà incontrate dalle donne in questo campo possono costituire un grave ostacolo per il raggiungimento della parità nell'occupazione. L'attività economica delle madri varia in misura significativa tra i diversi Stati membri, sebbene in tutti si registri una tendenza all'aumento. In alcuni paesi la presenza di figli non influenza in misura significativa la partecipazione delle donne alla forza lavoro; in altri i tassi di partecipazione variano in funzione del numero di figli. Le madri hanno probabilità molto più elevate di lavorare a tempo parziale rispetto ai padri (in particolare nei paesi dove in generale non è una forma di lavoro insolita per le donne).
Anche nel settore dei servizi per l'infanzia si registrano variazioni evidenti tra gli Stati membri. L'articolo 3 della raccomandazione del 1992 sulla custodia dei bambini (Raccomandazione sulla cura dei figli, GU L 123 dell'8.5.1992) identifica gli elementi fondamentali che caratterizzano un buon livello di servizi in tale campo. Si osserva, tuttavia, una notevole carenza di dati completi e comparabili, oltre a difficoltà nell'interpretazione dei dati derivanti dagli approcci molto diversi all'assistenza esistenti nei vari Stati membri. La necessità di sistemi di controllo comparativi viene spesso sottolineata nell'ambito del dibattito sulla custodia dei bambini.
Le parti sociali, la CES, l'UNICE e il CEEP hanno fornito un importante contributo con l'accordo quadro sul congedo parentale del dicembre 1995, che successivamente è stato fatto oggetto di una direttiva del Consiglio del giugno 1996. Tale direttiva conferisce alle donne e agli uomini il diritto a tre mesi di congedo parentale dopo la nascita o l'adozione di un figlio. L'applicazione della direttiva è lasciata in gran parte alla discrezione del singolo Stato membro. Le disposizioni attuali in materia di congedo parentale variano, ancora una volta, da uno Stato membro all'altro.
COME PROMUOVERE UN'EQUILIBRATA RAPPRESENTANZA DEI SESSI NEL PROCESSO DECISIONALE
Le donne restano sottorappresentate a livello nazionale, regionale e locale in tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Vi sono ampie variazioni tra i singoli paesi, ma la rappresentanza media nei parlamenti nazionali è solo del 15% (che rappresenta comunque un miglioramento rispetto all'11% del 1980). La Commissione ha riconosciuto il problema, dichiarando che "la scarsa rappresentanza delle donne nei centri decisionali è una perdita per la società nel suo insieme e non consente di prendere appieno in considerazione gli interessi e le esigenze della popolazione nel suo complesso". Il quarto programma di azione ha incluso tra i suoi principali obiettivi la promozione della partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini ai processi decisionali e il Parlamento europeo ha approvato nel 1994 una risoluzione sulle donne negli organi decisionali. Anche la piattaforma di azione di Pechino comprende un appello ad una piena partecipazione delle donne alle strutture di potere e ai processi decisionali.
Sembra quindi che il problema sia ben compreso. La sottorappresentanza delle donne ha come conseguenze un deficit di democrazia, una grave perdita in termini di talenti e di competenze specifiche, l'incapacità di rispondere alle particolari esigenze e necessità delle donne. Attualmente si può notare una tendenza costante all'aumento del numero di donne impegnate nella vita politica e pubblica - nei parlamenti (compreso il Parlamento europeo), nei governi e nella politica regionale e locale.
Si discute inoltre sul genere e sull'ampiezza delle azioni positive da adottare per correggere tale situazione. Il concetto di democrazia paritaria non ha ottenuto consensi. Anche il sistema delle quote, seppure utilizzato selettivamente in alcuni Stati membri, è oggetto di discussioni. Fissare obiettivi e scadenze, pur non vincolanti, può senz'altro contribuire a creare maggiore consapevolezza e a cambiare gli atteggiamenti al riguardo.
Nel quadro del terzo programma di azione la Commissione ha promosso la raccolta e l'analisi di dati sulla partecipazione delle donne alla vita politica e ad altri aspetti del processo decisionale e ha contribuito all'elaborazione di strategie appropriate. La "Dichiarazione di Atene" del 1992 ha segnato l'inizio di un approccio globale alla questione delle donne nei processi decisionali. Nella corsa alle elezioni del 1994 per il Parlamento europeo è stato compiuto uno sforzo in tutta Europa per accrescere la sensibilizzazione e sostenere le organizzazioni femminili nelle loro campagne a favore di una maggiore partecipazione delle donne.
Nella maggioranza degli Stati membri sono in corso di elaborazione varie strategie volte a conseguire una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini ai processi decisionali. La Commissione sta sostenendo una ricerca sulla rappresentanza settoriale delle donne negli organi industriali e amministrativi in tutta Europa. Rimane, tuttavia, preoccupante la sottorappresentanza delle donne in numerosi campi della vita sociale, economica e politica, preoccupazione espressa nella Carta di Roma del 1996, firmata da molte donne ministri dei paesi europei.
Varie altre parti contribuiscono allo sviluppo della politica sociale. Sono state realizzate, per esempio, misure volte a coinvolgere maggiormente il settore del volontariato, come il Forum europeo della politica sociale, tenutosi a Bruxelles nel marzo 1996. La Piattaforma delle organizzazioni sociali non governative europee (ONG) comprende la Lobby europea delle donne. Nel processo di dialogo civile sono inoltre presenti questioni riguardanti i diritti umani e la cooperazione allo sviluppo.
DARE ALLE DONNE GLI STRUMENTI PER ESERCITARE I LORO DIRITTI
La parità di trattamento tra donne e uomini costituisce un principio fondamentale del diritto comunitario. A partire dal principio isolato della pari retribuzione per un lavoro di pari valore, contenuto nell'119 del Trattato di Roma (si veda l'art. 119 del trattato sull'UE), è stato sviluppato un programma completo di misure per la parità. Il programma legislativo è stato interpretato e chiarito dalla Corte di Giustizia europea, in larga misura attraverso riferimenti fatti dai tribunali nazionali nell'ambito dell'art. 177, ma anche tramite atti di violazione presentati dalla Commissione nel quadro dell'articolo 169. In particolare, la Corte ha creato una giurisprudenza sul concetto di discriminazione diretta e indiretta nel diritto comunitario europeo.
L'Unione europea ha incoraggiato e sostenuto gli Stati membri nell'attuazione di iniziative volte a rendere le donne e gli uomini più consapevoli dei loro diritti. I più recenti sviluppi del diritto in materia di parità comprendono l'utilizzo del Protocollo sociale del Trattato sull'Unione europea. In questo contesto, le parti sociali hanno concluso un accordo quadro sul congedo parentale e stanno esaminando le questioni della flessibilità dell'orario di lavoro e della sicurezza per i dipendenti, oltre al tema della dignità sul luogo di lavoro. Nel luglio 1996 la Commissione ha pubblicato una proposta di direttiva sull'onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso.
Malgrado il quadro giuridico relativamente completo in materia di pari retribuzione e di pari trattamento per le donne e gli uomini. restano numerosi problemi in sospeso riguardanti l'applicazione del diritto comunitario: i limiti di tempo, l'efficacia dei provvedimenti legali e delle sanzioni e l'accesso alla giustizia sono alcuni dei problemi incontrati dalle donne e dagli uomini che cercano di esercitare i propri diritti.
I PROGRESSI COMPIUTI NELLA CONFERENZA DI PECHINO
La quarta conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla donna si è svolta a Pechino nel settembre 1995. L'obiettivo principale consisteva nel valutare l'attuazione del testo sulle strategie future per il progresso delle donne verso l'anno 2000, adottato in occasione della precedente conferenza dell'ONU sulla donna, svoltasi nel 1985. A livello internazionale si è espressa delusione riguardo al livello di attuazione delle strategie, malgrado i numerosi progressi compiuti dalle donne in tutti i campi della vita e in molte parti del mondo.
L'Unione europea si è preparata alla conferenza elaborando una serie di documenti, raccogliendo informazioni, organizzando conferenze e svolgendo un ruolo centrale nelle riunioni preparatorie dell'ONU. Anche i singoli Stati membri hanno investito notevoli energie per coinvolgere nella preparazione organizzazioni femminili di base e altre ONG, oltre ad enti governativi e previsti dalla legge.
Durante la conferenza l'Unione ha svolto un ruolo significativo e costruttivo nella negoziazione della piattaforma d'azione. Parallelamente alla conferenza si è svolto il Forum delle ONG cui hanno partecipato molte ONG europee che si occupano delle donne sia in Europa sia nei paesi in via di sviluppo. E' stato rilevato, globalmente, un miglioramento dei collegamenti e della comunicazione tra i governi e le ONG nel corso degli anni.
Dopo la conferenza, il Consiglio europeo si è assunto il compito di esaminare ogni anno lo stato di attuazione della piattaforma d'azione nell'Unione. Il quarto programma di azione per la parità di opportunità (1996-2000) dà espressione concreta alle priorità che l'Unione ha attribuito agli obiettivi della piattaforma, ponendo l'accento in special modo sull'importanza del mainstreaming. Un simile accento è evidente nella cooperazione allo sviluppo, con una particolare insistenza sull'integrazione della dimensione della parità tra donne e uomini in tutte le politiche e i programmi e nei diritti umani. Gli Stati membri stanno attuando un'ampia gamma di attività di informazione e di follow-up.
CONCLUSIONI
La politica in materia di pari opportunità si trova in una fase transitoria di rinnovamento. E' stato definito un importante acquis communautaire sul tema della parità di trattamento per le donne e gli uomini, sia a livello giuridico che a livello pratico. E' emersa, come nuovo argomento di discussione, la necessità di compiere un ulteriore passo avanti coinvolgendo un maggior numero di parti interessate. Si potrà così giungere ad un nuovo contratto di partnership tra i sessi e ad un nuovo modo di considerare la condizione femminile orientato al futuro a livello internazionale. Questo rinnovamento va visto come l'ultima fase del processo che ha portato negli ultimi vent'anni al patrimonio di conquiste sulla parità oggi esistente in Europa.
Per quanto riguarda le strategie di attuazione, non sono stati compiuti progressi corrispondenti alla maggiore consapevolezza della necessità di adottare nuovi metodi e nuovi approcci alla parità di opportunità. L'integrazione della dimensione della parità tra i sessi in tutte le politiche e i programmi è un processo a lungo termine che darà risultati solo gradualmente.
Poiché appare sempre più rilevante la diversità delle situazioni in cui vivono le donne, le future strategie dirette a sviluppare la parità di opportunità a livello europeo dovranno tenere conto delle differenze tra gruppi diversi di donne oltre che delle disparità tra donne e uomini. Quest'ultimo fattore renderà ancora più complesse le sfide da affrontare per lo sviluppo di una efficace prospettiva di parità tra i sessi.