1) Riunione del Consiglio europeo, Spagna, ottobre 1995
Le conclusioni della conferenza hanno ricevuto ampia adesione. Il Consiglio europeo si è assunto il compito di esaminare ogni anno lo stato di attuazione della piattaforma di azione nell'Unione. La trasposizione degli impegni assunti dagli Stati membri europei in programmi concreti è stata oggetto di una conferenza di follow-up svoltasi in Spagna nel novembre 1995. Tale conferenza, intitolata "Las Mujeres Proponen", ha offerto l'opportunità di individuare le strategie a livello nazionale e di Unione europea volte ad attuare la Piattaforma d'azione nei campi del processo decisionale, dell'integrazione della parità di opportunità in tutte le politiche e programmi comunitari, l'immagine della donna nella società. Cristina Alberdi ha aperto la conferenza affrontando tematiche più volte emerse nelle posizioni dell'Unione europea e nell'ambito dell'intera conferenza: "empowerment", "mainstreaming", "partnership". Ha invitato i governi degli Stati membri ad esaminare gli impegni che avrebbero assunto a seguito della conferenza di Pechino e ha messo in relazione l'attuazione della Piattaforma d'azione con i Consigli di Essen e di Cannes, nell'ambito dei quali la parità di opportunità è stata identificata tra i compiti primari della Comunità europea.
2) Riunione della Commissione sulla condizione delle donne, New York, marzo 1996
In occasione della prima riunione della Commissione sulla condizione delle donne dopo la conferenza di Pechino, l'Unione europea ha ancora una volta svolto un ruolo attivo. Gli Stati membri hanno approvato dichiarazioni significative in merito a tutti i settori critici di interesse esaminati dalla commissione. L'Unione ha inoltre preso iniziative nella maggior parte dei settori oggetto di trattative e ha apportato un contributo considerevole a quella che si è rivelata una riunione "eccezionalmente" positiva.
In un intervento a nome dell'Unione europea è stato confermato "l'impegno dell'Unione europea a fare della Dichiarazione e della Piattaforma di Pechino un ordine del giorno per l'empowerment delle donne". L'esito della conferenza è stato così riassunto: "a Pechino abbiamo riaffermato il concetto dinamico delle politiche delle donne e per le donne attraverso l'empowerment e il mainstreaming: concetti fondamentali e idee operative che ispirano una strategia di mutamento politico, economico, culturale e sociale orientato verso le donne e gli uomini
3) Il Quarto programma di azione per le pari opportunità
Il quarto programma di azione per la parità di opportunità (1996-2000) fornisce un chiaro quadro delle priorità comunitarie in materia di attuazione della Piattaforma d'azione. Sulla base di un attento esame delle priorità per donne nell'Unione, il quarto programma d'azione può costituire una forza trainante per l'attuazione della Piattaforma all'interno degli Stati membri e nell'Unione nel suo insieme. Un'altra importante iniziativa a livello comunitario è la comunicazione della Commissione sull'integrazione della parità di opportunità LINK nel complesso delle politiche e azioni comunitarie, in cui si fa riferimento al ruolo attivo dell'Unione ai fini dell'elaborazione della dichiarazione e della piattaforma d'azione, e all'importanza fondamentale del mainstreaming ribadita in occasione della conferenza di Pechino.
4) Integrazione degli aspetti relativi alla tematica donna-uomo nella cooperazione allo sviluppo
Nel contesto delle relazioni con i paesi all'esterno dell'Unione, la comunicazione sull'integrazione degli aspetti relativi alla tematica donna-uomo nella cooperazione allo sviluppo (COM(95)423 def. del 18.9.1995) propone orientamenti politici comuni per la Commissione e gli Stati membri in merito alle "questioni legate al genere" nello sviluppo. Presenta inoltre proposte volte a rafforzare e intensificare le politiche esistenti relative all'integrazione di una prospettiva donna-uomo in tutte le politiche e i programmi. Il Consiglio dei ministri ha adottato una risoluzione in materia in occasione della riunione del dicembre 1995 (Risoluzione 12627/95 del 20.12.1995). Tale risoluzione:
- rileva che la partecipazione delle donne nel processo di sviluppo rimane un elemento secondario e stabilisce un nesso tra la risoluzione e gli impegni assunti nell'ambito della conferenza di Pechino;
- descrive i principi generali per una cooperazione allo sviluppo sensibile alla tematica donna-uomo che dovranno informare tutte le relazioni future con i paesi partner;
- descrive gli strumenti e le strategie relative, tra l'altro, alla formulazione delle politiche, le trattative con i paesi partner, l'azione positiva volta ad eliminare le disparità tra uomini e donne nonché ad integrare la dimensione donna-uomo a tutti i livelli, la formazione di decisori politici e di tutte le persone che lavorano nel campo dello sviluppo;
- chiede una riunione annuale di esperti della Comunità e degli Stati membri e sottolinea l'importanza di un miglior coordinamento tra la Comunità e gli Stati membri e dell'inserimento sistematico delle questioni legate al genere in tutte le iniziative di coordinamento;
- chiede l'istituzione di un meccanismo che consenta di riferire in merito all'attuazione della risoluzione ed una verifica dei progressi nella seconda metà del 1997.
5) Diritti umani
La comunicazione della Commissione "L'Unione europea e gli aspetti esterni della politica in materia di diritti dell'uomo: da Roma a Maastricht e oltre" (COM(95) 567 def . del 22.11.1995) sottolinea che i diritti fondamentali delle donne costituiscono parte integrante, inalienabile e indivisibile dei diritti umani universali. La comunicazione propone anche di tenere conto delle conclusioni di Pechino e di considerare le donne come partecipanti attive nella società, nonché promuovere la loro piena partecipazione alla vita politica, economica e sociale. In occasione della 52 sessione della commissione per i diritti umani a Ginevra, dal 18 marzo al 26 aprile, la presidenza italiana, a nome dell'Unione europea, ha pronunciato il discorso di apertura confermando l'impegno assunto dall'Unione a Vienna e a Pechino.
6) Dopo la conferenza di Pechino. Attuazione a livello di Stati membri
L'ampia portata della Piattaforma d'azione e le diverse priorità degli Stati membri rendono impossibile descrivere nel dettaglio i programmi di ogni paese per l'attuazione della Piattaforma d'azione. In occasione della riunione del Consiglio europeo degli affari sociali il 3 giugno 1996, gli Stati membri hanno riferito in merito al seguito dato alla conferenza. I paragrafi seguenti riepilogano i temi principali e le strategie di attuazione emerse da tale follow-up ed illustrano alcuni casi specifici a titolo di esempio.
Inevitabilmente si verifica una sovrapposizione tra le azioni che fanno seguito alla conferenza di Pechino e i programmi in atto relativi alla parità di opportunità e alla cooperazione allo sviluppo che gli Stati membri avevano avviato prima dell'inizio dei preparativi per Pechino - ad esempio i programmi riguardanti l'istruzione, le donne nella vita economica e le donne nei processi decisionali. Tuttavia, diverse azioni derivano direttamente dalla Piattaforma d'azione e, anche in caso contrario, molti paesi parlano di intensificare le attività e profondere sforzi maggiori ispirati dalla conferenza e dallo slancio che essa ha dato alle questioni legate alla parità. La Piattaforma viene inoltre descritta come una solida base di partenza, un punto di riferimento ed una dichiarazione di intenti.
Se nel periodo precedente la conferenza di Pechino vi è stato un maggiore coinvolgimento delle ONG negli Stati membri e un miglioramento delle comunicazioni tra governi e ONG, allo stesso modo nel periodo successivo alla conferenza si è verificato un approfondimento di tali relazioni. I governi hanno compiuti sforzi concreti non solo per informare le ONG, ma anche per avviare consultazioni tra queste ultime in merito alle soluzioni più adeguate per attuare la Piattaforma. Si è trattato di un processo a due vie. Ad esempio, le ONG belghe hanno presentato una nota al governo; altre ONG hanno costituito gruppi di lavoro o organizzato riunioni al fine di creare un nesso tra la Piattaforma e le proprie priorità e/o quelle dei governi (Belgio, Danimarca e Paesi Bassi); il Regno Unito ha avviato un processo di consultazione chiedendo alle ONG di esprimere il proprio parere in merito all'attuazione; in Irlanda si stanno elaborando meccanismi atti a garantire la partecipazione delle ONG all'attuazione.
La maggior parte degli Stati membri ha interpretato la divulgazione di informazioni in merito alla conferenza e alla Piattaforma d'azione come una responsabilità primaria al termine della conferenza ed in seguito al rientro delle rispettive delegazioni. Qui di seguito si indicano alcuni esempi delle iniziative intraprese.
Praticamente tutti gli Stati membri hanno organizzato una o più manifestazioni sotto forma di conferenze, workshop o seminari per i gruppi di donne e altre ONG, le parti sociali, i politici e altre parti interessate ad apprendere notizie in merito allo svolgimento della conferenza. Alcune di queste manifestazioni sono state organizzate a livello nazionale, altre a livello regionale. L'Italia ha ospitato e cofinanziato una serie di manifestazioni internazionali legate a Pechino, in particolare riguardo alle questioni concernenti l'occupazione, mentre alla conferenza di follow-up in Austria hanno partecipato anche delegazioni di
numerosi paesi extracomunitari; la Grecia ha colto l'occasione offerta dalla Giornata internazionale della donna per divulgare informazioni su Pechino.
In molti casi anche le organizzazioni non governative hanno organizzato proprie manifestazioni.
Diversi Stati membri, tra cui la Germania, la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, la Svezia e la Francia, hanno già pubblicato una relazione sulla conferenza e/o una traduzione della Piattaforma completa o di una sua sintesi, oppure hanno previsto piani precisi per provvedervi. La relazione nazionale del Regno Unito è disponibile su Internet ed i Paesi Bassi sperano di utilizzare anch'essi questo strumento per la diffusione di informazioni; l'Austria ha previsto una serie di quattro pubblicazioni sulla conferenza, sul suo follow-up e su studi sulle donne migranti in Austria e sul miglioramento della prospettiva donna-uomo nella cooperazione in rapporto allo sviluppo. In Danimarca, Italia, Germania, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito sono state presentate al parlamento relazioni elaborate dai ministri presenti a Pechino e/o si sono svolte audizioni o dibattiti parlamentari.
Alcuni Stati membri hanno già introdotto nuovi provvedimenti legislativi o si propongono di farlo. Ad esempio, il Belgio propone una legge volta a garantire che le donne costituiscano almeno un terzo dei membri degli organi consultivi federali. In Lussemburgo, la Camera dei deputati ha chiesto l'introduzione del principio della parità di opportunità nella Costituzione. Nei paragrafi successivi sono menzionate altre proposte di provvedimenti legislativi.
Gli esempi di nuove strutture in fase di realizzazione sono numerosi: il Portogallo ha creato un Alto commissario per la promozione della parità e delle questioni familiari presso l'ufficio del Primo ministro e una nuova commissione parlamentare per la parità e la parità di opportunità. Per la prima volta in Italia è stato nominato un ministro per la parità di opportunità; il governo fiammingo del Belgio, anche in questo caso per la prima volta, ha nominato un ministro responsabile per le pari opportunità; il governo svedese ha creato "punti focali" regionali al fine di promuovere la parità di opportunità a livello regionale e di stimolare il mainstreaming; il Lussemburgo ha istituito un comitato interministeriale per la parità.
Legate a queste nuove strutture vi sono iniziative finalizzate a riferire in merito ai progressi compiuti. Il Regno Unito ha proposto un ciclo annuale di esame, che contemplerà una relazione annuale in merito all'attuazione della Piattaforma e riunioni annuali con le ONG a livello nazionale e regionale. Con una legge approvata in Belgio nel febbraio 1996, il governo si impegna a riferire annualmente in merito all'attuazione della Piattaforma; la relazione farà anche riferimento alle conclusioni del Forum delle ONG ed i ministri responsabili per la parità di opportunità e per gli aiuti allo sviluppo saranno entrambi tenuti a riferire al Parlamento.
La gamma delle attività che possono rientrare nella descrizione del principio di mainstreaming è estremamente ampia. Molti governi, tra cui quelli di Germania, Finlandia, Svezia e Regno Unito hanno invitato tutti i ministeri ad esaminare la soluzione migliore per integrare la Piattaforma nelle proprie attività. La commissione portoghese per la parità e i diritti della donna ha prodotto una relazione in cui si indicano le priorità per le azioni future, con contributi apportati da diversi ministeri. Il principio del mainstreaming viene esplicitamente menzionato come obiettivo dalla Svezia, dalla Francia e dal Regno Unito. La Francia specifica che l'applicazione di tale principio equivale all'instaurazione di una partnership tra le donne e gli uomini.
Oltre alle attività interministeriali menzionate nel paragrafo precedente, diversi Stati membri hanno predisposto strutture e procedure per esaminare le modalità volte ad attuare al meglio la Piattaforma. La Danimarca e il Lussemburgo hanno istituito commissioni mentre l'Austria ha costituito un gruppo di lavoro con le parti sociali; l'Irlanda ha annunciato la sua intenzione di elaborare una dichiarazione di politica nazionale che riesamini i programmi nazionali alla luce della Piattaforma.
Le implicazioni in termini di bilancio vengono affrontate dai Paesi Bassi, che si sono impegnati a presentare proposte in occasione del prossimo discorso in materia di bilancio per l'attuazione a livello interministeriale dei 12 obiettivi strategici; la Finlandia produrrà un programma specifico sulla parità tra i sessi fondato sulla Piattaforma, che disporrà di un proprio bilancio.
Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo, alcuni Stati membri stanno potenziando le iniziative volte a garantire che le politiche ed i progetti contemplino la dimensione donna-uomo. Una nuova legge in Lussemburgo prevede un aumento dei finanziamenti disponibili per le ONG che desiderano realizzare progetti in materia di promozione delle donne nei paesi in via di sviluppo; l'Austria si avvale di un gruppo di lavoro costituito da ONG e dipartimenti ministeriali incaricato di pianificare nuove misure connesse all'introduzione della dimensione donna-uomo; la Svezia ha proposto una legge mirata ad integrare l'obiettivo della parità nei principi fondamentali che attualmente disciplinano la cooperazione allo sviluppo.
La parte D degli obiettivi strategici riguarda la violenza contro le donne; diversi governi dell'Unione europea hanno evidenziato le azioni in questo ambito. La Francia propone una linea telefonica di aiuto operante 24 ore su 24 a favore delle vittime di stupri o di violenze domestiche ed amplierà i centri di assistenza a tutti i 'ministeri; la Svezia dichiara di voler introdurre proposte di legge volte a rafforzare e potenziare le misure esistenti volte a contrastare la violenza contro le donne; sono previsti corsi di formazione specifici per le forze di polizia in Belgio; il Portogallo ha posto la questione tra le priorità del suo programma d'azione.
In campo prettamente tecnico, alcuni paesi si sono impegnati a migliorare le statistiche ufficiali. Il Belgio ha commissionato una ricerca in merito alle lacune presenti nelle statistiche e a soluzioni atte a migliorare i dati statistici; la Danimarca e la Francia produrranno analisi statistiche relative alle disparità tra le retribuzioni; in seguito alle prossime elezioni in Francia, saranno pubblicate statistiche disaggregate in base al sesso relativamente ai candidati ed ai rappresentanti eletti; la Svezia ha sottolineato l'importanza delle statistiche disaggregate in base al sesso nei suoi corsi di formazione per funzionari pubblici di alto livello ed altri operatori del settore. Il Regno Unito ha dichiarato la sua intenzione di chiedere a tutti i dipartimenti ministeriali di analizzare e pubblicare tutte le statistiche di rilievo disaggregare per i due sessi.