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A pensarci bene non sorprende che sia stato un pragmatico
inglese, John Locke, in pieno colonialismo seicentesco e all'ombra
di Elisabetta regina di denari, a rappresentare le lingue come un
puro veicolo del pensiero già formato. Secondo questa immagine
i concetti proverrebbero direttamente dall'esperienza (quasi tutti)
e la lingua ci si attaccherebbe sopra come le etichette sui barattoli
di marmellata. Se così fosse, una lingua varrebbe l'altra,
e sarebbe dunque meglio utilizzare quella più accettata,
capita, usata -l'inglese del colonialismo, ad esempio. Se cosi'
fosse, la differenza sarebbe un incidentale impedimento alla comprensione.
Ma gli europei degli ultimi due secoli hanno cambiato idea sul funzionamento
delle lingue, e abbandonando l'immagine di una lingua che sembra
il denaro al mercato, si sono via via convinti che il concetto è
gemello e non nasce prima della parola,
Stesso percorso sembra aver rivissuto l'Unione europea: all'inizio
della sua storia pur sottolineando la necessità di mantenere
tradizioni e culture dei diversi paesi, ci si preoccupava pero'
fondamentalmente di creare linguaggi comuni per intendersi, scrivere
trattati e accordi; oggi che si avvicina ai 50 anni, le sue istituzioni
ma anche il suo corpo sociale sono più orientati ad una più
complessa e raffinata relazione con la diversità linguistica.
Si è ora attratti dal riconoscere l'importanza della molteplicità,
mentre diminuisce il fascino di un'unica lingua veicolare finalizzata
allo scambio.
Il 2001 è per il Consiglio d'Europa l'anno europeo delle
lingue: le istituzioni dell'UE hanno parallelamente deciso di attuare
iniziative stanziando12 miliardi di euro per incoraggiare il multilinguismo
direttamente sul grande pubblico. Il programma si pone quattro obiettivi:
-sottolineare quanta ricchezza culturale comporti la molteplicità
linguistica in una Unione di stati, quali potenzialità di
occupazione, promuovere lo studio di altre lingue a tutte le età,
e infine promuovere studi sulla conoscenza e sulle modalità
dell'apprendimento linguistico .
Servirà tuttavia aspettare la guida alle buone prassi per
imparare altre lingue, attesa tra i risultati previsti dell'iniziativa,
per capire quanta modernità e creatività sia davvero
presente nella gestione politica della diversità linguistica
all'interno delle istituzioni comunitarie, che comunque, a cercare
nella comune tradizione biblica, sembrano aver preferito all'immagine
negativa della torre di Babele quella positiva del multilinguismo
di Pentecoste.
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