euradiophoria n. 2 - 04/08/2001


  

SABRINA AGUIARI

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Neverneverlanguage:
Ministri, cosmesi e mutande al G8

2'10''

Potere o non potere, questo il problema. In tempo di G8 dubitiamo etimologicamente.
Chi vale di più, un maestro/maitre/maestro/meister o un ministro/ministre/ministro/minister? Il secondo si direbbe, essendo il primo meno pagato e ascoltato. Ma non così in origine. "Magister" - "minister". Due radici in opposizione: magis, "più", e "minus", "meno".
Uno sopra tanti per i nostri nonni romani era il "magister equitum" (generale di cavalleria), il "magister morum" (chi soprintendeva alla morale pubblica), il "magister navis" (comandante della nave). Subalterno a qualcun altro invece il "minister cubiculi, cameriere, o il "minister vini", coppiere dei banchetti. Oggi però, il "magister" è finito tra i Cobas della scuola nella manifestazione surreale di Genova, e il "minister" attorno al tavolo per decidere e "amministrare" e non più per "minestrare", ovvero "servir la minestra alla mensa". Meraviglie della democrazia.

Cosa hanno fatto i ministri preparando il G8? Soprattutto una grande operazione di "cosmesi" della città, annullata tuttavia dalla furia devastatrice e apolitica dei Black blok. I limoni non hanno gialli frutti nel cortile del palazzo ducale? Che vi si appiccichino con il fil di ferro! I palazzi vicino alla zona rossa sono sudici e scrostati? Che si coprano con dei grandi veli! I panni stesi fanno troppo Napoli e troppo poco Montecarlo? Che si impedisca a chicchessia di stender biancheria! Genova si rifà il look e si mette in ordine: "cosmesi" viene da Kosmos, che si oppone a caos, e vuol dire ordine, da cui il verbo "kosmeo" che vuol dire innanzitutto "mettere ordine" e poi "decorare". L'estetica prepara la politica: per summit e controsummit schierati 20.000 uomini; forze dell'ordine, appunto. Ma la cosmesi della città non ha raggiunto miglior risultati della cosmesi della comunicazione: governo e ministro degli esteri italiani promettono un dialogo con i contestatori, ma le forze del kosmos, annebbiate dai loro
lacrimogeni, hanno picchiato pure giornalisti europei che non sembrano affatto voler collaborare col silenzio al maquillage dell'evento.

Cambiar tutto per non cambiare niente, diceva Tomasi di Lampedusa nel "Gattopardo": ecco il problema -mutatis mutandis- del disomogeneo popolo di Seattle: mille obiettivi e scarsa strategia. "Mutande", dal gerundivo del verbo latino mutare, sono le "cose che devono essere cambiate", nel caso in oggetto per questioni di igiene. Resiste il senso nello "slip" inglese, da "to slip", sfilare, cioè qualcosa che si toglie facilmente (e frequentemente). Dal Cavalier che vieta di esporre mutande alle finestre nei giorni del G8 ecco l'intima illuminazione. Il movimento è "rimasto in mutande", come si dice, malgrado il divieto di mostrarle: svelata la poca organizzazione e determinazione interna. Ma anche il "re è nudo", qualcuno finalmente grida: e non ha più neppure le mutande, deve ricorrere allo spionaggio internazionale, alla repressione violenta, al sequestro dei materiali delle organizzazioni di cittadini che preparano la loro protesta pacificamente ed entro i vincoli della democrazia.

de profundis