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Potere o non potere, questo il problema. In tempo
di G8 dubitiamo etimologicamente.
Chi vale di più, un maestro/maitre/maestro/meister o un ministro/ministre/ministro/minister?
Il secondo si direbbe, essendo il primo meno pagato e ascoltato.
Ma non così in origine. "Magister" - "minister".
Due radici in opposizione: magis, "più", e "minus",
"meno".
Uno sopra tanti per i nostri nonni romani era il "magister
equitum" (generale di cavalleria), il "magister morum"
(chi soprintendeva alla morale pubblica), il "magister navis"
(comandante della nave). Subalterno a qualcun altro invece il "minister
cubiculi, cameriere, o il "minister vini", coppiere dei
banchetti. Oggi però, il "magister" è finito
tra i Cobas della scuola nella manifestazione surreale di Genova,
e il "minister" attorno al tavolo per decidere e "amministrare"
e non più per "minestrare", ovvero "servir
la minestra alla mensa". Meraviglie della democrazia.
Cosa hanno fatto i ministri preparando il G8? Soprattutto una grande
operazione di "cosmesi" della città, annullata
tuttavia dalla furia devastatrice e apolitica dei Black blok. I
limoni non hanno gialli frutti nel cortile del palazzo ducale? Che
vi si appiccichino con il fil di ferro! I palazzi vicino alla zona
rossa sono sudici e scrostati? Che si coprano con dei grandi veli!
I panni stesi fanno troppo Napoli e troppo poco Montecarlo? Che
si impedisca a chicchessia di stender biancheria! Genova si rifà
il look e si mette in ordine: "cosmesi" viene da
Kosmos, che si oppone a caos, e vuol dire ordine, da cui il verbo
"kosmeo" che vuol dire innanzitutto "mettere ordine"
e poi "decorare". L'estetica prepara la politica: per
summit e controsummit schierati 20.000 uomini; forze dell'ordine,
appunto. Ma la cosmesi della città non ha raggiunto miglior
risultati della cosmesi della comunicazione: governo e ministro
degli esteri italiani promettono un dialogo con i contestatori,
ma le forze del kosmos, annebbiate dai loro
lacrimogeni, hanno picchiato pure giornalisti europei che non sembrano
affatto voler collaborare col silenzio al maquillage dell'evento.
Cambiar tutto per non cambiare niente, diceva Tomasi di Lampedusa
nel "Gattopardo": ecco il problema -mutatis mutandis-
del disomogeneo popolo di Seattle: mille obiettivi e scarsa strategia.
"Mutande", dal gerundivo del verbo latino mutare, sono
le "cose che devono essere cambiate", nel caso in oggetto
per questioni di igiene. Resiste il senso nello "slip"
inglese, da "to slip", sfilare, cioè qualcosa che
si toglie facilmente (e frequentemente). Dal Cavalier che vieta
di esporre mutande alle finestre nei giorni del G8 ecco l'intima
illuminazione. Il movimento è "rimasto in mutande",
come si dice, malgrado il divieto di mostrarle: svelata la poca
organizzazione e determinazione interna. Ma anche il "re è
nudo", qualcuno finalmente grida: e non ha più neppure
le mutande, deve ricorrere allo spionaggio internazionale, alla
repressione violenta, al sequestro dei materiali delle organizzazioni
di cittadini che preparano la loro protesta pacificamente ed entro
i vincoli della democrazia.
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