Il movimento pacifista organizzato vide la luce negli Stati Uniti d'America.
Fu qui che nel 1815 fu costituita a New York la prima società a favore
della pace - la Peace Society -, che già nel 1816 aveva altre sedi
nell'Ohio e nel Massachussetts. Era con molta probabilità la prima
associazione al mondo a darsi questo obiettivo.
Nello stesso periodo (giugno 1816) a Londra nasceva la Society for the promotion
of permanent and universal peace che si diffuse rapidamente nel Galles,
in Scozia e in Irlanda.
Nel 1828 negli Stati Uniti venne costituita una <<Società americana
della pace>> che riunì tutte le associazioni nate in quegli
anni.
L'ispirazione di questi gruppi era essenzialmente religiosa e molti aderenti
a queste associazioni discutevano anche sulla liceità della guerra
difensiva condividendo le affermazioni che si potevano leggere in alcuni
passi non-violenti della Bibbia.
Nel mondo anglosassone queste associazioni erano collegate a quelle contro
lo schiavismo e a quelle contro la pena di morte. Non ebbero fortuna nell'Europa
continentale perché la loro posizione pacifista ad ogni costo le
portava a condividere le posizioni della Santa Alleanza (il legame che si
strinse nel 1815 tra gli Stati vincitori di Napoleone Bonaparte per impedire
qualunque iniziativa insurrezionale nei paesi che volevano la costituzione
o l'indipendenza). In una Europa continentale in cui le questioni nazionali
e il principio di nazionalità erano al centro del dibattito politico
non poteva avere fortuna un pensiero che legittimava lo status quo in nome
della pace.
Qualche isolato apostolo della pace c'era anche in Europa. Il conte Gian
Giacomo de Sellon, filantropo umanitario di Ginevra, dedicò tempo
ed energie a combattere la pena di morte, a propugnare il culto della pace
e a propagandare l'arbitrato fra le nazioni, come strumento di fondamentale
importanza per eliminare la guerra. Il conte de Sellon era uno zio di Camillo
Benso conte di Cavour, convinto dell'aforisma degli antichi romani si vis
pacem para bellum. A Parigi, la Società della morale cristiana istituì
nel 1841 un comitato per la diffusisone dei vantaggi della pace.
In Francia fu però la scuola di Saint Simon a diffondere un certo
pacifismo che si differenziava da quello anglosassone per una maggiore attenzione
alle questioni sociali e a quelle istituzionali. Il pacifismo di Saint Simon
è repubblicano e socialista. L'influenza dell'ideologia sansimoniana
sulla cultura politica del XIX secolo è stata ampiamente riconosciuta:
<<persino dopo la sua scomparsa, il saint-simonismo rimase una delle
più potenti influenze emotive ed intellettuali nella società
del XIX secolo, vaga, diffusa, ma sempre presente e penetrata nei posti
più impensabili>>.
Abbiamo poi il pacifismo degli economisti ispirato da Cobden che, a partire
dal 1840, ha teorizzato la necessità di una rete di relazioni internazionali
per il successo della dottrina del libero scambio. In Francia le idee di
Cobden erano condivise dal gruppo di Frédéric Bastiat. Costoro
avevano messo in evidenza le questioni essenziali per la realizzazione del
loro progetto - vale a dire la limitazione della sovranità degli
Stati e la necessità di sanzioni. Ma era solo teoria, mai discussa
in nessuna sede e soprattutto estranea ad un - sia pur ristretto - movimento
di opinione.
La situazione comincia a modificarsi intorno alla metà dell'Ottocento.
A Londra nel 1843 si svolge un primo congresso pacifista cui partecipano
inglesi, molti americani e qualche francese. E' l'occasione per una prima
conoscenza tra personaggi di tradizioni politiche e culturali molto diverse.
In questa prima riunione fu emesso il voto che in tutti i trattati internazionali
fosse inserita la clausola per cui qualunque dissenso fra i contraenti dovesse
essere assoggetto all'arbitrato delle Potenze neutrali ed amiche. Questo
voto fu portato alla Camera dei Comuni da Richard Cobden che presentò
una mozione che ottenne soltanto settantanove adesioni tra i deputati mentre
aveva raccolto oltre duecentomila firme tra i cittadini inglesi.
La rete relazione che si era costituita sfociò nell'organizzazione
a Bruxelles del primo Congrès des amis de la paix universelle. Siamo
nel 1848, un anno che tutti ricordano per l'esplosione di conflitti in un
gran numero di paesi: rivoluzione socialista in Francia, rivoluzione per
la costituzione in Austria, rivoluzioni indipendentiste in Ungheria, nelle
terre tedesche e in Italia dove si svolse la prima guerra d'indipendenza.
Fondata nel 1847 per iniziativa di Frédéric Bastiat e di Cobden,
il pensatore inglese teorico del libero scambio, la Société
des Amis de la Paix, diventata poi la Ligue de la Paix et de la Liberté,
si fece conoscere con i congressi che organizzò.
La componente religiosa delle origini si avviava a convivere con le nuove
idealità e i nuovi principi della borghesia europea che sentiva il
carattere universale delle proprie aspirazioni.
Le società pacifiste americane e inglesi cercarono di creare un movimento
di opinione pubblica approfittando del grande fermento politico dell'Europa
continentale. Elihu Burrit che aveva lavorato molto tra il 1840 e il 1848
per diffondere gli ideali pacifisti negli Stati Uniti, si trasferì
in Inghilterra con l'idea di riunire a Parigi una assemblea di delegati
di società pacifiste. In Francia erano attivamente interessati a
questa propaganda Francisque Bouvet, deputato alla Costituente, Joseph Garnier,
redattore capo del "Journal des Economistes", Denis Potonié,
un uomo d'affari che aveva fondato una società commerciale franco-cinese.
Non essendo riusciti ad avere l'autorizzazione ad organizzare il congresso
a Parigi, l'assemblea si riunì a Bruxelles a settembre 1848. Il presidente
del convegno, il belga Auguste Visschers, sostenne che malgrado la difficoltà
del momento, sarebbe venuto un giorno in cui le nazioni avrebbero avuto
orrore della guerra e <quand toutes les nationalités seront librement
constituées, l'esprit de conquete et de domination deviendra impossible>>.
Il congresso, nelle sue deliberazioni, affermò l'iniquità,
l'inumanità, l'assurdità della guerra come mezzo di soluzione
dei contrasti fra le nazioni; la necessità che in ogni trattato fosse
da tutti i governi inserita la clausola preventiva del ricorso all'arbitrato
in caso di dissensi che avrebbero potuto portare a guerre; l'invito ai governi
a valutare i vantaggi del disarmo; l'augurio di una prossima convocazione
di un congresso delle nazioni incaricato di redigere un codice destinato
a regolare i rapporti internazionali.
I delegati erano arrivati dall'America e da alcuni paesi europei. Mancavano
rappresentanti dei paesi in guerra e questo non può stupire nessuno.
Tedeschi, ungheresi, italiani erano in guerra e alle prese con temi di vitale
importanza per il loro futuro politico.
Nel 1848, nel pieno delle rivoluzioni e nel contesto di una vivacissima
teorizzazione politica, giornali, riviste e libri cominciano anche ad affrontare
il tema di una ipotetica Confederazione di Stati Europei, in seno alla quale
i conflitti sarebbero regolati da un tribunale di arbitraggio. Ne scrivono
Carlo Cattaneo in Italia, Mac Kay in Inghilterra, Emile de Girardin in Francia.
Costoro, già nel 1848, adottano la formula Stati Uniti d'Europa.
Si tratta però di un concetto ancora astratto e privo di una forma
giuridica.
Il 1848 ebbe comunque una fondamentale importanza nella storia dell'idea
di unità politica dell'Europa. Sul comune concetto di civiltà
europea confluirono motivi diversi: l'esigenza di pensare 'europeo' con
un contenuto politico-morale; la necessità di <<organiser l'Europe
par le travail>> secondo gli intendimenti di Saint Simon; l'urgenza
di comuni istituzioni e vincoli democratici sottolineata da Carlo Cattaneo
e diffusa da Victor Hugo; la volontà di risolvere positivamente i
problemi delle singole nazionalità nel quadro di un generale, profondo
rinnovamento della vecchia Europa - quale premessa di una futura cooperazione
unitaria dei suoi popoli - propagandata da Mazzini.
Di fatto, il 1848 - come scrisse Benedetto Croce nella Storia di Europa
- fu uno di quei momenti <<nei quali l'unità storica della
vita europea
balza evidente agli occhi e sembra invocare una unità
anche politica>>.
Questo impulso, nonostante le delusioni e gli insuccessi, rimase vivo e
operante nel tempo.
Dopo il congresso di Bruxelles del settembre 1848, appena la situazione
politica lo consentì, si organizzò un secondo congresso che,
questa volta, si tenne a Parigi nel 1849. Altri congressi si svolsero ancora
a Francoforte nel 1850, mentre nel 1851 un grande congresso si svolse a
Londra in concomitanza con la prima Esposizione mondiale.
Protagonisti di questi congressi furono Richard Cobden e Victor Hugo insieme
a Denis Potonié.
Sembrava che il movimento pacifista si stesse consolidando e invece all'improvviso
cessò ogni attività.
La nuova situazione venutasi a creare in Europa segnò la fine di
una esperienza che aveva coniugato il concetto universale di pace con i
<<valori>> altrettanto universali vissuti nel corso del 1848.
La normalizzazione recuperata da parte dei governi e il colpo di stato che
portò Luigi Napoleone a diventare Napoleone III imperatore dei francesi,
fecero crollare ogni interesse per i congressi pacifisti.
Il movimento pacifista organizzato cessa di operare intorno al 1852-53.
Continuano invece a svilupparsi in America le Peace Societies che avranno
a loro volta dei grossi problemi durante la guerra civile americana.
L'Europa intanto tornava ad agitarsi. Prima la guerra di Crimea, poi la
guerra per l'indipendenza italiana, poi le guerre pianificate dalla Prussia
per indebolire gli stati vicini e unificare la Germania, mentre le altre
nazionalità dell'impero austro-ungarico cercavano a loro volta spazi
ed opportunità per agire.
Bisogna aspettare il 1867 per assistere alla rinascita delle organizzazioni
pacifiste e questa volta non si tratterà di episodi singoli ma di
un movimento che proseguirà nel tempo la sua attività.
Le organizzazioni pacifiste che riprendono ad operare a partire dal 1867
non sono assimilabili a quelle che le hanno precedute. Sono profondamente
diverse sia da quelle americane che da quelle inglesi. Non si parla più
di società o congressi per la pace universale. Adesso si costituiscono
leghe internazionali per la pace.
Il 1867 è dunque un anno di svolta, il momento in cui il movimento
pacifista organizzato si organizza in maniera moderna.
Nel mese di settembre si svolge a Ginevra il Congrès international
de la paix che vedrà un eccezionale concorso di personaggi di tutto
il mondo.
Al termine del congresso viene fondata la Ligue internationale de la paix
et de la liberté (LIPL) che permetterà alla componente democratica
del movimento pacifista di assumere una consistenza organizzata.
Negli anni successivi si svolsero i congressi di Berna nel 1868 e di Losanna
nel 1869.
Seguì la parentesi della guerra franco-prussiana e della Commune
di Paris. Un periodo quello del 1870-71 che vide la caduta di Napoleone
III in Francia e la nascita dello stato tedesco. All'inizio degli anni settanta
la Lega cominciò a darsi una più matura base programmatica
pacifista-democratica.
Pace, libertà e democrazia furono i capisaldi che permisero ai diversi
movimenti politici europei di trovare un punto di contatto comune.
Dispiace ricordare che troppi storici non hanno ritenuto materia degna
di serio approfondimento il movimento pacifista perché le vicende
della storia hanno regolarmente annullato gli sforzi di queste persone autorizzando
così molti ricercatori a parlare di <propaganda tribunizia>
o di <giostra oratoria> a proposito dei lavori di questi congressi.
Norberto Bobbio ha scritto nel 1979 che gli studi sui problemi della pace
e della guerra <<rientrano in un genere di studi non molto coltivato
nel
nostro paese>>.
Anna Maria Isastia