Giuseppe Garibaldi fu un uomo d'armi, ma anche un uomo di pace. Nella sua
vita la pace e la guerra non erano alternative, ma al contrario, si intersecavano
continuamente
Rimase sempre fedele agli ideali cosmopoliti ed umanitari che indirizzarono
tutta la sua vita e la sua attività.
Il suo internazionalismo si inserisce in un percorso coerente che ha le
sue radici nel pensiero rivoluzionario europeo dell'età della restaurazione,
in particolare nel sansimonismo. È sansimoniano anche l'impegno morale
di mettersi a servizio del prossimo oppresso.
Come dice lo storico Danilo Veneruso in un saggio del 1982:
<<Garibaldi nasce internazionalista e muore internazionalista passando
per l'intero ciclo del principio nazionale>>
Di pace e di federalismo in Europa si parla già negli anni quaranta
dell'Ottocento e noi sappiamo che Garibaldi è al corrente dei dibattiti
politici e culturali della sua epoca.
Dal 1859 al 1881 il sogno di una Europa confederata domina incontrastato
nel pensiero di Garibaldi che diede a vari stati: Gran Bretagna, Francia,
Svizzera, ma anche Italia, Belgio , Spagna il compito di porsi alla testa
di un simile grandioso disegno
Il suo primo intervento a favore di una nuova organizzazione europea è
del 1859. Siamo nel mezzo della seconda guerra d'indipendenza. Il regno
di Sardegna insieme all'alleato francese ha sconfitto l'imperatore austriaco,
tutta l'Italia è in fermento. Garibaldi dopo aver combattuto con
i Cacciatori delle Alpi era stato messo a capo delle formazioni volontarie
italiane in Romagna. In questo contesto, 30 agosto 1859, aveva scritto ad
un amico inglese prospettandogli la sua idea di una confederazione tra Inghilterra
Francia Italia Grecia Spagna Portogallo
Mentre combatteva una guerra nazionale, Garibaldi superava l'ottica solo
nazionale per guardare lontano ad un futuro auspicato.
L'Italia ha un posto particolare nel suo cuore, ma lo spettacolo di inglesi,
francesi, ungheresi che combattono e simpatizzano per il suo impegno a favore
dell'indipendenza e dell'unificazione italiana è una realtà
che lo colpisce profondamente.
Nel 1860, nel pieno della Spedizione dei Mille per la liberazione della
Sicilia e del meridione d'Italia dalla dinastia borbonica, Garibaldi si
impegna ad interessare i capi di stato europei a mettere fine alle guerre
per dedicarsi al benessere dei sudditi. Nel Memorandum alle potenze d'Europa
di ottobre 1860 ( scritto nel Palazzo reale di Caserta subito dopo la battaglia
sul fiume Volturno) egli chiede che i governi si facciano paladini dell'unificazione
politica del continente che deve diventare un unico grande stato federale
E' il progetto di una Unione europea capace di riordinare dalle fondamenta
i rapporti tra i popoli nel rispetto dei diritti di ognuno.
Memorandum
E' alla portata di tutte le intelligenze, che l'Europa è ben lungi
di trovarsi in uno stato normale e convenevole alle sue popolazioni.
La Francia, che occupa senza contrasto il primo posto fra le potenze Europee,
mantiene sotto le armi seicentomila soldati, una delle prime flotte del
mondo, ed una quantità immensa d'impiegati per la sua sicurezza interna.
L'Inghilterra non ha il medesimo numero di soldati ma una flotta superiore
e forse un numero maggiore d'impiegati per la sicurezza dei suoi possedimenti
lontani.
La Russia e la Prussia, per mantenersi in equilibrio, hanno bisogno pure
di assoldare eserciti immensi.
Gli Stati secondari, non foss'altro che per ispirito d'imitazione e per
far atto di presenza, sono obbligati di tenersi proporzionalmente sullo
stesso piede.
Non parlerò dell'Austria e dell'Impero Ottomano dannati, per il bene
degli sventurati popoli che opprimono, a crollare.
Uno può alfine chiedersi: perché questo stato agitato e violento
dell'Europa? Tutti parlano di civiltà e di progresso
.A me sembra
invece che, eccettuandone il lusso, noi non differiamo molto dai tempi primitivi,
quando gli uomini si sbranavano fra loro per strapparsi una preda. Noi passiamo
la nostra vita a minacciarci continuamente e reciprocamente, mentre che
in Europa la grande maggioranza, non solo delle intelligenze, ma degli uomini
di buon senso, comprende perfettamente che potremmo pur passare la povera
nostra vita senza questo perpetuo stato di minaccia e di ostilità
degli uni contro gli altri, e senza questa necessità, che sembra
fatalmente imposta ai popoli da qualche nemico segreto ed invisibile dell'umanità,
di ucciderci con tanta scienza e raffinatezza.
Per esempio, supponiamo una cosa:
Supponiamo che l'Europa formasse un solo Stato.
Chi mai penserebbe a disturbarlo in casa sua? Chi mai si avviserebbe, io
ve lo domando, turbare il riposo di questa sovrana del mondo?
.
La base di una Confederazione Europea è naturalmente tracciata dalla
Francia e dall'Inghilterra. Che la Francia e l'Inghilterra si stendano francamente,
lealmente la mano, e l'Italia, la Spagna, il Portogallo, l'Ungheria, il
Belgio, la Svizzera, la Grecia, la Romelia verranno esse pure, e per così
dire istintivamente ad aggrapparsi intorno a loro.
Insomma tutte le nazionalità divise ed oppresse; le razze slave,
celtiche, germaniche, scandinave, la gigantesca Russia compresa, non vorranno
restare fuori di questa rigenerazione politica alla quale le chiama il genio
del secolo.
Dagli avvenimenti militari del 1859 e 1860 Garibaldi trae le premesse della
possibilità per l'Europa di un avvenire di libertà e fratellanza
da cui bisogna escludere i simboli della conservazione (Papato, Austria,
Turchia)
Abbattuti questi emblemi, l'Europa poteva strutturarsi dall'Atlantico agli
Urali in una confederazione dove l'arbitrato internazionale avrebbe appianato
tutte le controversie.
Per Garibaldi dunque il passaggio dalla nazione all'Europa non è
che la naturale conseguenza delle conquiste della rivoluzione, la forma
più moderna della fedeltà alla causa di emancipazione collettiva
e individuale che egli ha sempre servito.
Anche in questo caso troviamo una non piccola differenza tra il generale
nizzardo e Giuseppe Mazzini. Mazzini è convinto della necessità
di liberare prima tutte le nazionalità oppresse per ottenere poi
la pace come naturale conseguenza della situazione di fraternità
tra stati retti a repubblica. Garibaldi, più concreto e pragmatico,
lavora contemporaneamente in tutte le direzioni, forse maggiormente consapevole
dei tempi lunghi necessari al raggiungimento di certi obiettivi.
Nel 1862 Garibaldi organizza una nuova spedizione che partendo dal sud della
penisola, dovrebbe raggiungere il Lazio per liberare Roma. La spedizione
si concluse sulle montagne dell'Aspromonte in Calabria, ma a noi interessa
il fatto che il 31 luglio 1862
il proclama di Garibaldi che tenta la liberazione di Roma inizia nel nome
dell'Europa.
Ferito e fatto prigioniero, il 28 settembre 1862, dalla fortezza del Varignano,
Garibaldi si rivolge alla <libera e generosa Inghilterra> perché
spinga Francia, Svizzera, Belgio e America a marciare sulla via umanitaria
proponendo alla nazione Inglese la convocazione <<di un congresso
mondiale che evitando le guerre possa giudicare dei contrasti insorti tra
i vari paesi>>.
Un anno dopo, a settembre 1863, Garibaldi accetta la nomina a presidente
di una Association pour la création de congrès démocratique
che ha vita breve.
Nel luglio 1864, tornato dall'entusiasmante viaggio in Inghilterra che testimoniò
al mondo intero la popolarità incredibile di cui godeva, Garibaldi
ribadì il suo legame con gli ideali pacifisti scrivendo a Edmond
Potonié fondatore della Ligue universelle du bien public:
<< Votre entreprise est sainte. Les difficultés qui l'entourent
augmentent le devoir de tous les amis de la fraternité des peuples
de l'encourager de leur parole et de l'aider de tous leurs efforts. Si mon
nom peut vous etre utile, il est à vous et à la cause à
laquelle nous nous sommes consacrés>>.
Nella primavera del 1867 il suo nome si mescolò a quello di tanti
altri personaggi che si mobilitarono contro il pericolo di una guerra europea.
La stampa dell'epoca diede risalto ai suoi inviti ad imitare gli operai
di Parigi e di Berlino che avevano votato mozioni contro la guerra:
<<Sappiano una volta i popoli: che volendo concordi, essi possono
rovesciare nella polvere per sempre il sacerdozio dell'ignoranza, ed il
dispotismo che impedirono sin ora alle razze umane di affratellarsi>>.
Il 24 maggio aggiunse: <<E' tempo che le Nazioni si intendano senza
bisogno di sterminarsi. E' tempo che il ferro adoperato per terribili apparecchi
di distruzione lo sia d'ora innanzi per macchine ed utensili giovevoli al
popolo che manca di pane. E' tempo infine che le classi laboriose e sofferenti
di tutti i paesi, per mezzo di un concordato universale, eretto in Costituente,
annunzino all'oligarchia disordinata, tumultuosa e battagliera che il tempo
è finito!
.. Compiamo ciò che essi non hanno giammai
voluto: la fratellanza delle nazioni. E che il primo articolo del nostro
patto sia: La guerra è impossibile tra fratelli>>
A giugno aderì al congresso di Ginevra, insieme ad altri democratici
italiani come Giuseppe Dolfi, Giuseppe Mazzoni e Mauro Macchi. Interessante
ricordare che tutti e quattro erano anche massoni.
Il Comité central del 1867 volle dargli la presidenza onoraria del
congresso. La sua popolarità, le sue dichiarazioni in favore della
pace, i suoi stretti legami con tutto l'associazionismo democratico e massonico
europeo ne facevano il candidato ideale.
Il comitato organizzatore scrisse: << Ce nom est à lui seul
le plus net des programmes. Il veut dire héroisme et humanité,
patriotisme, fraternité des peuples, paix et liberté>>.
Garibaldi nella primavera estate del 1867 stava preparando la spedizione
nell'Agro Romano, con la speranza di poter spazzare via anche l'ultimo residuo
di territorio pontificio. Si voleva liberare Roma per farne la capitale
d'Italia e concludere il processo di unificazione nazionale, riprendendo
il progetto fallito nel 1862.
Ad agosto decise comunque di recarsi a Ginevra, spinto da quanti temevano
le conseguenze del suo ultimo progetto militare, ma soprattutto attirato
dall'enorme clamore che circondava ormai il programma di questo incontro,
anche per la sua presenza. In altre parole, la notizia che Garibaldi avrebbe
partecipato al congresso della pace aveva reso estremamente popolare tra
i democratici l'iniziativa degli organizzatori.
Garibaldi ritenne anche che dal palcoscenico di Ginevra avrebbe potuto attaccare
il papato, fare appello all'appoggio delle coscienze liberali europee nella
lotta che egli stava per iniziare contro quella istituzione che egli considerava
<<nemica di tutti i popoli, causa prima di tutte le guerre, il più
potente alleato di tutti i dispotismi>>.
Può sembrare un controsenso presiedere un congresso di pace per parlare
di guerra, ma lo stretto collegamento con la democrazia portava ad approdi
differenti. Come scrisse il democratico Giuseppe Ceneri si trattava di condannare
le cause che impediscono il raggiungimento della pace. Non era la pace dell'asservimento
ad un potere dispotico quella che reclamavano i democratici europei, ma
una pace duratura basata sulla libertà e sulla giustizia.
Garibaldi era sicuro di ottenere il massimo delle adesioni alla sua guerra
contro il papa Pio IX che nel 1864 aveva emanato il Sillabo, un documento
che in ottanta proposizioni condannava senza appello tutte le conquiste
della rivoluzione francese e dell'Ottocento liberale. Il papa aveva detto
di no alla libertà di stampa, di riunione e di associazione, al sistema
rappresentativo e alla libertà delle coscienze. Bisognava abbattere
il potere teocratico del papa, una <<institution pestilentielle>>
per il generale nizzardo.
Agli inizi di settembre Garibaldi lascia Firenze seguito dall'interesse
di tutta la stampa europea che si interroga sui motivi di questo viaggio
non preannunciato. L'8 settembre arriva a Ginevra accolto in trionfo.
Il 9 settembre nella seduta di apertura dei lavori Garibaldi sottopose al
giudizio del congresso una serie di proposizioni, in parte politiche e in
parte religiose. Alcune entusiasmarono la platea, mentre altre sollevarono
malumori e proteste.
1 - Tutte le nazioni sono sorelle
2 - La guerra fra loro è impossibile
3 - Le eventuali controversie saranno giudicate dal congresso
4 - I membri del congresso saranno nominati dalle società democratiche
di ciascun popolo
5 - Ogni nazione avrà il diritto di voto al congresso, quale che
sia il numero dei suoi membri
6 - Il papato, come la più perniciosa delle sette, è dichiarato
decaduto
7 - La religione di Dio è adottata dal congresso e ciascuno dei suoi
membri si impegna di propagarla in tutto il mondo
Era un po' la sintesi del congresso, ma con un inserto religioso che sconcertò
non poco i congressisti. Mentre infatti fu accolta da una vera ovazione
la frase <<la papauté, comme la plus nuisible des sectes, est
déclarée déchue d'entre les institutions humaines>>,
fu invece poco apprezzata la proposta di Garibaldi di sostituire la religione
delle rivelazioni con la religione della verità, della ragione e
della scienza.
Le proposte fatte da Garibaldi nel 1867 mostravano la maturazione del suo
pensiero rispetto a quanto proposto nel 1860 e anticipavano i progetti di
organizzazioni internazionali del Novecento.
Tutti i relatori intervenuti al congresso resero omaggio all'eroe e all'uomo.
Garibaldi fu presente soltanto alle due prime sessioni di lavoro, ma si
assentò proprio nel momento in cui cattolici e bonapartisti cercarono
di affondare il congresso e la stampa locale diventava critica. La sua partenza,
a congresso ancora aperto, diede motivo ad inquietudini e accuse di fuga.
In realtà Garibaldi aveva fretta di tornare a Firenze per completare
i preparativi per la spedizione armata nel Lazio.
A Jules Barni lasciò la seguente lettera:
Può sembrare singolare il fatto che Garibaldi celebri la pace e
provochi la guerra a distanza di pochi giorni, eppure la Spedizione dell'Agro
Romano dell'ottobre 1867 si pone ai suoi occhi come la naturale conseguenza
della prima. Mentana dunque non si spiega senza Ginevra ed è lo stesso
Garibaldi a scriverlo nelle sue <Memorie>. Il generale era andato
a Ginevra per ottenere consensi e spiegare la sua guerra all'opinione pubblica
democratica. Gli schiavi non avevano il diritto di muovere guerra ai tiranni?
Ebbene gli schiavi erano i romani, i tiranni erano il papa e Napoleone III
ed era giusto muovere loro guerra in nome della libertà.
Nell'autunno del 1867, durante la spedizione di Garibaldi, l'ormai anziano
Carlo Cattaneo parlerà di Stati Uniti d'Europa facendo riferimento
agli studenti francesi, tedeschi e spagnoli che si erano uniti alla spedizione.
Nei successivi congressi della Lega, Garibaldi continuò ad esercitare
una notevole influenza anche se non partecipò più fisicamente
ai lavori, insistendo perché si giungesse alla formulazione degli
Stati Uniti d'Europa e all'arbitrato internazionale.
La caduta del Secondo Impero e la fine del potere temporale sembrarono il
segno di un destino inarrestabile: sembrava che ci si stesse avvicinando
all'Europa dei popoli.
La presenza di Garibaldi in Francia nel 1870-71 a difesa della fragile repubblica
in guerra con la Germania apparve il coronamento di una vita spesa ad inseguire
il concretizzarsi dei suoi ideali, ma la politica di potenza della Germania
e la reazione conservatrice in Francia dimostrarono quanto fosse lontana
la possibilità di una Europa unita.
Ma Garibaldi non sembra rinunciare ai suoi ideali. Nel 1872 scrive all'imperatore
Guglielmo I invitandolo a non abusare della vittoria e ad organizzare un
Congresso internazionale (una sorta di Onu)
In quello stesso 1872 scrive anche a Bismarck suggerendogli l'iniziativa
di un Arbitrato mondiale che renda impossibili le guerre tra le Nazioni
Gli ultimi anni Garibaldi li passa a Caprera affidando alla pagina scritta
i suoi pensieri
Nel suo ultimo romanzo il <<Manlio>> che descrive una lotta
tra il bene e il male troviamo ancora una esaltazione dell'arbitrato internazionale,
della fine delle guerre, dell'unione dei popoli visti come tappe sicure
del progresso umano
I rapporti di Garibaldi con i responsabili della Ligue International de
la paix et de la liberté rimasero ottimi. Nel 1877 il presidente
Charles Lemonnier scriveva a Garibaldi per tenerlo informato della attività
svolta e dei programmi per il futuro. <<Prepariamo per il prossimo
anno una grande Assemblea della pace e della libertà che dovrà
tenersi a Parigi durante l'Esposizione universale. Speriamo che voi verrete
a prendere il posto che vi è dovuto>>.
Nel 1881, un anno prima della morte, in una lettera ad un deputato francese
suo amico torna a ripetere:
<<ecco lo scopo che dobbiamo raggiungere; non più barriere,
non più frontiere>>.
Garibaldi dunque, pur avendo combattuto tutta la vita per il trionfo delle
libere nazionalità, è anche un convinto assertore dell'unione
dei popoli europei.
Per lui il passaggio dalla nazione all'Europa non è che l'ultimo
e necessario atto delle conquiste della rivoluzione, la forma più
moderna di fedeltà alla causa di emancipazione collettiva e individuale
che egli ha sempre servito
Anna Maria Isastia