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Nel Comune di Roma lei si occupa di sorvegliare il grado di pari opportunità che le diverse politiche introducono, nonché di analizzare i risultati delle ricerche volte invece a verificare il livello di parità nei vari settori della vita dei cittadini e delle cittadine romane. Qual è la situazione istituzionale, che strumenti avete a livello comunale e metropolitano per poter svolgere questo compito di valutazione dell'impatto di genere (per analogia con l'impatto ambientale) delle politiche a livello locale, richiesto dalla Commissione europea?
E' una domanda molto pertinente, perché nel mio ruolo istituzionale - oltre a essere consigliera comunale sono delegata comunale per le Pari Opportunità - questo è il compito che mi sono prefissa: rendere pratica, e non solo declamata, la questione più importante che ci proviene da Pechino, il mainstreaming. In questo senso il ruolo che io svolgo è proprio quello di far sì che tutte le scelte che vengono realizzate a livello di governo locale, e quindi mi esprimo per quello che attiene al comune di Roma, non siano più delle politiche "neutre", ma - a partire dall'urbanistica, dalla mobilità dalla sicurezza e dai servizi, si debba tener conto dell'ottica di genere. E sulla base anche di questo riuscire ad individuare strumenti e modalità che consentano una verifica dell'impatto di genere, e quindi una lettura di tipo diverso rispetto ai processi che si mettono in atto con le scelte politiche ed istituzionali. Questo è infatti uno dei temi che io ho posto in particolare all'attenzione dell'assessore al Bilancio, proprio perché è la leva economica e finanziaria: a partire dal prossimo bilancio, fosse possibile - unitamente a tutti gli studi che vengono fatti sull'andamento finanziario del comune stesso - valutare che tipo d'influenza queste scelte hanno sulle possibilità occupazionali, sulle condizioni di vita, di lavoro delle donne e degli uomini. Questo è un obiettivo importante, difficile ma anche innovativo che la Conferenza di Pechino ci consegna. La mia esperienza è che, al di là di alcune - e peraltro non numerose - dichiarazioni d'interesse, da una parte c'è un'assenza di strumenti, anche di indicatori che possano consentire questo tipo di valutazione, però dall'altra c'è una sorta di pigrizia mentale nel pensare di assumere il dato di genere come uno degli elementi fondanti nella decisione politica.
Ci potrebbe presentare un esempio particolarmente positivo (o viceversa particolarmente negativo) in cui l'analisi di genere ha potuto confermare la bontà di una decisione comunale (o viceversa avrebbe potuto evitarla)?
Propongo qualche caso positivo, per motivi e per qualità diversi. Il primo è relativo alle politiche di bilancio. In commissione bilancio (di cui faccio parte) abbiamo posto il problema della necessità di riqualificare il nostro sistema di "welfare locale", che è uno dei punti all'attenzione anche delle politiche comunitarie. Abbiamo ottenuto anche un risultato politico importante, perché c'è stato un incremento del 35% della spesa sociale. Sono adesso in corso delle verifiche rispetto alle nuove modalità d'intervento, il "welfare mix", ovvero il pubblico affiancato dal privato sociale, dal terzo settore. Tra i risultati di obiettivi specifici, vi è il punto posto con forza della necessità di sviluppare dei programmi che siano traguardati ad un grande tema, quello della prostituzione coatta. Su questo, ad esempio, abbiamo ottenuto che i tre miliardi del fondo sociale siano impegnati per la realizzazione di unità di strada, per formazione di operatori pubblici e privati, per case di fuga: una serie di strumenti che possano consentire un programma integrato. Altro caso è sulla discussione e sull'attuazione del fondo per l'infanzia derivante dalla legge Turco, c'è un ordine del giorno che ho presentato e che deve ancora trovare una sua applicazione. I meccanismi sono complicati, ma si prevede che una quota parte di questi fondi siano dedicati al sostegno a quelle situazioni monoparentali che noi ospitiamo, consentendo un anticipo di quanto il giudice ha stabilito e non è ottemperato dai padri di questi bimbi. E' un esempio di luci e ombre: il tema è stato posto ed è anche stato approvato (anche se ci sto ancora lavorando), ma vi è una sorta di "insipienza" nel volerlo conseguire. L'anno passato proposi e fu votata in consiglio comunale una mozione di indirizzo che recepiva quelle che erano le indicazioni strategiche provenienti da Pechino e anche dalla direttiva Prodi-Finocchiaro, che individuava filoni d'intervento nell'ottica del mainstreaming. Su questo, anche qui grandissima fatica, però c'è un riferimento.
L'altro punto, sempre tra positivo e negativo, è la discussione sul regolamento taxi e sul sistema della mobilità e dei trasporti. Potrebbe sembrare un campo neutro, senza una specificità femminile, che invece è fortemente presente. Il tema della mobilità è strettamente legato a due fattori: la sicurezza e la vivibilità della città, e la libertà delle donne di poter fruire della città stessa. Su questo ordine del giorno ci sono state alcune iniziative specifiche fatte con i taxi, con le cooperative dei taxi, per cui durante il mese di marzo due cooperative hanno raccolto l'appello che avevo lanciato ed hanno concesso di eliminare il supplemento notturno alle clienti donne. Su questo si continua a lavorare, come per sulla realizzazione di interventi a ridosso delle fermate su gomma e su ferro che possano consentire di avere elementi di deterrenza di fenomeni criminosi.
Un'ultima domanda a proposito di una notazione che lei ha fatto durante il convegno "L'Europa ha bisogno delle donne. Le donne hanno bisogno dell'Europa", organizzato anche dal suo ufficio e tenutosi il 16 aprile nella Sala Borromini a Roma e incentrato sul tema della presenza delle donne in politica, a livello nazionale ed europeo. Pochi mesi dopo aver raggiunto una così cogente tappa del processo di integrazione europea, la moneta unica, l'Europa si trova di nuovo davanti al fantasma della guerra, per eliminare il quale l'Unione è stata originariamente desiderata e perseguita. Diceva prima che se ci fosse stata la possibilità di far operare la diplomazia femminile ci sarebbero state più strade per evitare il conflitto. A che tipo di intervento si riferiva, visto che di fatto non ci sono masse critiche di donne a nessun livello dei poteri decisionali che sono attualmente in campo. L'unica donna che abbiamo visto comparire sui teleschermi in questa grande crisi del Kosovo è la signora Albright.
Certo, le contraddizioni in seno all'Europa sono tante. Io sono convinta del fatto che il protagonismo delle donne, le loro armi, che sono quelle della diplomazia, della trattativa, del confronto, dell'ascolto, sono fondamentali, sono gli strumenti che possono consentire la realizzazione di un clima di dialogo e di prevenzione dei conflitti. Che non ci sia massa critica è in parte vero. Non sono affatto una filoserba, e ho ricordato anche in un intervento in aula consiliare del Campidoglio sulla guerra che, poiché non metto tutto sullo stesso piano, la prima cosa che contesto e che le donne contestano è l'ammissibilità di un intervento militare così forte per fini umanitari. Questo è il primo problema. Ho ricordato poi il ruolo che le donne serbe hanno avuto a partire dal '91-'92 contro Milosevic nella guerra in Bosnia e contro un intervento armato che anche allora portò al genocidio e allo stupro etnico. Ciò che è oggi i serbi fanno nei confronti dei Kosovari e degli albanesi, fu allora compiuto nei confronti dei croati e verso le donne serbe. Le donne sono, in quanto tali, portatrici di vita, sono coloro che pagano i prezzi più alti nei conflitti e sono quelle che sono più interessate alla pace. Allora una maggiore presenza delle donne in punti decisionali, e non basta che ci sia una donna in quanto tale, è importante che ci siano donne la cui appartenenza di genere non sia stata rinnegata. Io credo che il protagonismo delle donne sia necessario soprattutto per la costruzione di un'Europa politica, di un'Europa che sia un punto di equilibrio nel mondo, un'Europa di pace, solidarietà, apertura e ascolto. E' per questo che ho lanciato anche in questo convegno un appello: far conoscere il ruolo dell'Europa e far sì che nelle istituzioni europee vi siano sempre più donne. Dobbiamo impegnarci il 13 giugno a votare più donne al Parlamento europeo.
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