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7 marzo 1997
Direttiva e Relazione
RELAZIONE
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, Nel settembre del 1995 si è svolta a Pechino la quarta Conferenza mondiale sulle donne. La Conferenza si è conclusa cori l'adozione di una dichiarazione e di un Programma di azione, sottoscritto da tutti i governi dei partecipanti i quali si sono impegnati a dare attuazione, nelle singole realtà nazionali agli obiettivi strategici indicati nel Programma di azione.
A Pechino le rappresentanze di tutti i Paesi del mondo hanno individuato due concetti innovativi, empowerment e mainstreaming, a partire dai quali hanno delineato una strategia di uguaglianza, di sviluppo e di pace fondata sulla valorizzazione della differenza di genere. Mainstreaming significa letteralmente "nuotare al centro della corrente" e indica perciò una collocazione centrale del punto di vista della differenza di genere nell'ambito dell'azione di governo.
Costruire una cultura dei mainstreaming implica dunque il superamento di un'ottica settoriale, di qualsiasi idea dì 'specifico femminile" o di pari opportunità in senso tradizionale come insieme dì azioni specifiche volte a superare situazioni di svantaggio. L'aspetto più innovativo del mainstreaming consiste invece nell'indicare l'esigenza di un'iniziativa trasversale a tutte le azioni di governo.
Non si tratta di un metodo che possa essere attuato solo al livello centrale. Si chiede al contrario un lavoro diffuso delle donne, volto a incidere anche al livello decentrato. Da questo angolo visuale viene in evidenza il concetto di empowerment, cioè l'acquisizione di poteri e di responsabilità e la partecipazione significativa delle donne ai processi decisionali. Mainstreaming ed empowerment sono dunque le facce di una stessa medaglia.
L'insediamento del Ministero per le pari opportunità può essere considerato il primo atto dì mainstreaming del governo. In base alla delega di funzioni del Presidente del Consiglio, al Ministro per le pari opportunità sono attribuiti compiti di indirizzo, proposta e coordinamento nelle materie di competenza.
La direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri sviluppa il programma contenuto nella delega, individuando individui e azioni a breve termine, nell'ambito delle grandi "aree di preoccupazione" indicate a Pechino o come ambiti privilegiati dell'iniziativa dei governi. Vengono dunque indicati soltanto gli obiettivi che si ritengono prioritari in relazione alla situazione italiana. Per ciascuno di essi viene precisato il corrispondente obiettivo strategico del Programma dì azione. Si tratta di un atto di indirizzo che può costituire un esempio di buona prassi nazionale e come tale essere riportato nella prossima sessione della Commissione ONU sulla condizione della donna che si aprirà a York il prossimo 10 marzo.
La direttiva è rivolta alle amministrazioni statali e le impegna al raggiungimento degli obiettivi proposti. Sulla scorta di altre esperienze come quella statunitense, si considera infatti che dal livello centrale debba promanare un'attività di impulso, destinata ad avere ricadute anche nelle singole realtà locali attraverso iniziative autonome delle istituzioni del decentramento. La direttiva, quindi, si pone nei confronti delle Regioni e degli Enti locali esclusivamente come atto di indirizzo politico.
Per definire obiettivi a breve-medio termine adeguati alla nostra realtà nazionale, più significativo da tenere presente è le scarto tra la linea di tendenza alla piena integrazione femminile nel mercato dei lavoro e nelle professioni, anche di alta qualificazione, anche di scarsa presenza nei processi decisionali e nelle sedi del potere.
La scolarizzazione femminile supera quella maschile. Nel 1995 il 52,8% dei laureati italiani erano donne, con punte dell'84% nelle facoltà umanistiche e un'elevata presenza in economia (43%), medicina (45%), scienze (55,7%). Nei concorsi pubblici, secondo i dati ISTAT, le donne costituiscono la percentuale più alta tra i vincitori. Tuttavia, le posizioni apicali restano in gran parte degli uomini.
Ad esempio, per ciò che concerne i manager pubblici, sempre stando ai dati del '95, sono solo 5 le dirigenti della Banca d'Italia, 6 le direttrici generali delle sanitarie, 16 le direttrici sanitarie, 9 le direttrici amministrative. Nel Consiglio nazionale universitario le donne sono appena il 6,3%. Tra i dirigenti del Ministero della pubblica istruzione la percentuale è ferma al 14%, nel Consiglio nazionale della pubblica istruzione si tocca a stento il 26%. E questo nonostante siano donne il 99,53% delle insegnanti della scuola materna, il 94% delle elementari, il 72,2% alle medie, il 56% alle superiori. L'amministrazione della giustizia poggia sul 55,3% di personale femminile, ma nelle Corti d'Appello mancano donne presidente, presidente di sezione, procuratore generale e avvocato generale. Solo di recente è stata designata una giudice alla Corte Costituzionale.Le cause di una così vistosa discrasia sono molteplici. Una è certamente la ripartizione diseguale del lavoro e della cura. Le donne italiane lavorano il 28% in più degli uomini, il dato più alto tra i paesi industrializzati. Una madre lavoratrice dedica fino a sette ore al giorno alla famglia, dedica al riposo e all'alimentazione un tempo inferiore a quello dell'uomo. Ciò non è privo di conseguenze: i corsi di aggiornamento in magistratura, ad esempio, registrano una presenza molto bassa, non perché le magistrate siano meno professionalizzate, ma perché hanno difficoltà a stare lontano dalla famiglia per molti giorni.
E' significativo il fatto che nei paesi del nord Europa, là dove è compiuta la partecipazione delle donne al potere politico ed economico, il lavoro di cura è ripartito più equamente da almeno vent'anni. Ad esempio in Svezia, negli ultimi dieci anni il carico di lavoro complessivo delle donne è diminuito di tre ore giorno, e quello dei uomini è cresciuto di oltre un'ora.
Un'importante concausa della scarsa presenza femminile nei luoghi di potere va ricercata non nella sfera privata ma nella sfera pubblica, poiché riguarda le modalità, le regole, i tempi della politica. Da indagini di campo risulta che le donne costituiscono la principale risorsa dell'associazionismo e della pratica politica diffusa. Tuttavia le forme della politica istituzionale risultano spesso estranee alle forme di vita e alla cultura delle donne.
La prima priorità indicata nella direttiva è dunque l'empowerment. Al secondo e al punto stanno le istituzioni e gli strumenti del mainstreaming. Altre priorità riguardano formazione a una cultura della differenza dì genere, lo sviluppo dell'occupazione femminile e dell'imprenditorialità femminile, le politiche dei tempi, degli orari e dell'organizzazione del lavoro, la tutela della salute, la prevenzione e repressione della violenza, la pace e cooperazione internazionale. Tutti questi obiettivi rinviano a un unico criterio, cioè la valorizzazione delle variazioni che sono il frutto dei percorsi femminili e l'ulteriore incentivazione al loro pieno dispiegamento.
Passando ad esaminare analiticamente gli obiettivi e le azioni, per ciò che concerne l'empowerment viene indicata al punto 1, in particolare, l'esigenza di garantire una presenza significativa delle donne, mediante le nomine governative, in tutti gli organi e gli incarichi di responsabilità nell'amministrazione pubblica.
Si indica poi tra le azioni qualificanti in tema di empowerment la valutazione dell'impatto dei sistemi elettorali vigenti e dei modelli organizzativi della pubblica amministrazione sulla presenza delle donne nelle sedi rappresentative e decisionali.
Al punto 2 si prevedono le azioni di mainstreaming da realizzare al livello governativo. Si indica infatti la necessità di un raccordo e di un coordinamento tra le amministrazioni competenti per la realizzazione delle politiche di settore, al fine di riesaminare normative e programmi alla luce delle indicazioni della Direttiva. Si indica altresì l'impegno all'assunzione di iniziative, di regolamenti e di altri atti volti a dare attuazione agli obiettivi e alle azioni indicate, nonché a verificare lo stato di attuazione della normativa e della strumentazione di parità, e ad avviare un processo di riforma.
Al punto 3 si precisa il metodo della valutazione di impatto equitativo dì genere come Propedeutico all'assunzione di qualsiasi orientamento di governo, in particolare per ciò che concerne la riforma dello Stato sociale. Si indica altresì l'esigenza - strumentale alla valutazione di impatto - di generalizzare le rilevazioni statistiche disaggregate per sesso e le indagini che fanno emergere problematiche legate alla differenza di genere.
Gli obiettivi connessi con le politiche di settore iniziano con quelli legati alla formazione (punto 4), poiché questo è il terreno privilegiato per la costruzione di una cultura basata sul rispetto della differenza e delle differenze. Una particolare attenzione viene dedicata allo studio del contributo dato dalle donne all'evoluzione della società, e all'educazione alla sessualità intesa anche come educazione all'assunzione condivisa di responsabilità da parte di ragazze e ragazzi.
Il quinto obiettivo è relativo alla promozione dell'occupazione femminile e indica, fra l'altro, la necessità di una valutazione delle ricadute sull'occupazione femminile nelle aree di crisi e nel Mezzogiorno, di programmi finalizzati alla promozione di competenze nell'ambito dei lavori socialmente utili e del non-profit.
Il punto 6 mira a valorizzare l'imprenditoria femminile. Si tratta di un fenomeno in continua crescita, abbastanza diffuso, basato su microattività di tipo individuale e fortemente concentrato nel terziario. Sono guidate da donne il 35% delle nuove imprese giovanili e sono autonome il 24% delle lavoratrici italiane.
L'iniziativa imprenditoriale femminile si presenta, dunque, come potenziale occupazione e realtà economica in espansione. Per queste ragioni si indica l'obiettivo dì potenziare e incentivare le iniziative tese a creare imprenditorialità, anche attraverso una riflessione sulla fase di prima applicazione della legge n. 215/91, nonché sostenendo e garantendo standard di qualità alle esperienze di privato sociale.
Il punto 7 affronta la questione dei tempi e degli orari di lavoro. Storicamente le donne hanno posto il problema del part-time e di una flessibilità di orari che consenta di affrontare ì diversi carichi di lavoro connessi con fasi diverse della vita, e in particolare il diverso tempo da dedicare al lavoro di cura. Oggi La flessibilità è all'ordine del giorno, ma occorre operare perché si tratti di una flessibilità controllata e misurata prioritariamente sul desideri e sulle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare per ciò che concerne l'orario di lavoro. Nel momento in cui si va finalmente verso la possibilità dì un ampio ricorso al part-time nei servizi pubblici, per esempio, occorre garantire la possibilità di un rientro rapido e senza penalizzazioni di carriera alle donne che scelgono il tempo parziale quando le/i figlie/i sono molto piccoli. In quest'ambito,) si segnala l'esigenza di affrontare la questione della revisione della disciplina del lavoro notturno, andando al superamento del divieto differenziato per le donne, e prevedendo contemporaneamente garanzie per 1avoratrici e lavoratori, nonché una tutela rafforzata per le gestanti e le puerpere.Il tema delle azioni positive -previsto dalla legge n. 215/91 viene ripreso con l'intento di incentivare le azioni che richiedono modifiche complessive, dell'organizzazione del lavoro. Si ritiene infatti che questo sia il punto dà aggredire per incidere sulla quantità e sulla qualità del lavoro femminile.
L'ottavo gruppo di azioni punta sulla prevenzione come chiave di volta della politica della salute, con particolare riferimento alla salute riproduttiva, valorizzando, e, se necessario, riorientando piani e programmi nazionali.
Il punto 9 è dedicato alle azioni per prevenire la violenza sulle donne e sulle bambine e per contrastare il grave fenomeno della prostituzione coatta. Vengono in particolare valorizzate le misure volte a consentire alle vittime la possibilità di sottrarsi allo sfruttamento sessuale, sulla scorta della norma contenuta nel recente disegna di legge governativo sull'immigrazione. Le ultime azioni attengono alla sviluppo di una cooperazione internazionale che sappia utilizzare enti le competenze femminili presenti anche nelle aree di crisi, e che punti a valorizzare il ruolo delle donne nella soluzione pacifica dei conflitti e nella lotta ala povertà.
I Ministri, nell'esercizio delle rispettive competenze e con le iniziative di volta in volta necessarie, perseguiranno i seguenti obiettivi, nell'ambito degli obiettivi strategici indicati nella Dichiarazione e nel Programma di azione della quarta Conferenza mondiale sulle donne, allo scopo di promuovere l'acquisizione di e responsabilità da parte delle donne, di integrare il punto di vista della differenza di genere in tutte le politiche generali e di settore, di promuovere nuove politiche dell'occupazione, dei tempi dì vita e dell'organizzazione del lavoro, di conoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini.
1. Acquisizione di poteri e responsabilità (empowerment) - obiettivo
strategico G. 1
L'obiettivo consiste nel perseguimento delle condizioni per
presenza dìffusa delle donne nelle sedi in cui si assumono decisioni rilevanti
per la vita della colIettività e ai esplica nelle seguenti
Azioni
Azioni
3. Analisi dei dati e valutazione da impatto obiettivo, strategico H.3
L'obiettivo consiste nella produzione e diffusione di dati e informazioni disaggregati per sesso, nonché nella valutazione di impatto equitativo di genere delle politiche governative, e si esplica nelle seguenti
Azioni
4. Formazione a una cultura della differenza di genere - obiettivo strategico 13.4
L'obiettivo consiste nel recepire, nell'ambìto delle proposte di della scuola, dell'università, della didattica, i saperi inuovativi delle donne, nel promuovere l'approfondimento culturale e l'educazione al rispetto della differenza di genere, e si esplica nelle seguenti
Azioni
5 Politiche di studio e di promozione dell'occupazione - obiettivo strategico F.5
L'obiettivo consiste nel rafforzare le strutture produttive legate alla innovazione, nell'investire nei settori della qualità della vita, della formazione, della cultura, della salvaguardia del territorio o dell'ambiente, e si esplica nelle seguenti
Azioni
6. Professionalità e imprenditorialità femminile - obiettivo strategico F.2
L'obiettivo consiste nel Promuovere nuovo sviluppo attraverso la valorizzazione del potenziale di innovazione costituito dalla professionalità e dall'imprenditorialità femminile, e si esplica seguenti
Azioni
7. Politiche dei tempi, degli orari e dell'organizzazione del lavoro - obiettivo strategico F.6
L'obiettivo consiste nel realizzare politiche dei tempi e dei cicli di vita che consentano a donne e uomini di svolgere, in fasi diverse dell'esistenza, gli impegni di lavoro, di cura, di formazione culturale e professionale; consiste altresì nel promuovere politiche di organizzazione del lavoro che valorizzino la differenza di genere e non determinino discriminazioni in base al sesso, nell'accesso al lavoro e nello sviluppo della carriera, e si esplica nelle seguenti
Azioni
8. Prevenzione e tutela della salute - obiettivi strategici C.l.-C.5
L'obiettivo consiste nella tntela della salute delle donne e degli uomini, intesa come complessivo benessere psicofisico e nella promozione dì iniziative volte a sostenere la realizzazione del desiderio di maternità e ad assicurare una procreazione libera e responsabile, e si esplica nelle seguenti
AZIONI
9. Prevenzione e repressione della violenza obiettivi D1-D4
L'obiettivo consiste nel promuovere efficaci iniziative di contrasto della violenza nelle relazioni personali e della prostituzione coatta, e si esplica nelle seguenti
Azioni
10. Cooperazione e relazioni Internazionali - obiettivi strategici E1 -E4 L'obiettivo consiste nello sviluppo di una politica estera tesa alla pace, alla cooperazione e al pieno rispetto dei diritti umani, in cui le differenze di genere nelle diverse culture siano occasione di ascolto reciproco e di reale confronto, e si esplica nelle seguenti
Azioni
Il Presidente del Consiglio dei Ministri PRODI
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