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La posizione del Movimento Federalista Europeo
sulla Politica Estera e di Sicurezza Comune

Prof. Lucio Levi

Il Comitato Centrale del MFE, riunito a Roma il 9-lO novembre 1996, considerato che il dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha rivelato una profonda divisione in seno all'Unione Europea, tra la Germania, che si è candidata a occupare un seggio permanente e l'Italia, che ha proposto l'istituzione di dieci nuovi seggi semi-permanenti;
considerato che le due posizioni sono espressione di diversi e divergenti interessi nazionali, che corrispondono rispettivamente alle ambizioni di una grande potenza economica e di una media potenza;
constata che, nonostante il Trattato di Maastricht abbia istituito la politica estera e di sicurezza comune e deciso di creare la moneta unica entro il 1999, nell'Unione Europea sopravvivono linee divergenti in politica estera;

denuncia il pericolo rappresentato dal riemergere di gretti interessi nazionali, che dividono l'Unione europea alla vigilia della realizzazione della moneta unica;

afferma che gli obiettivi da perseguire sono una politica estera, di sicurezza e di difesa unica e il completamento della democratizzazione dell'Unione europea, intesi come condizioni per consolidare l'Unione e attribuirle un seggio permanente in seno al Consiglio di Sicurezza;

rileva che ciò consentirebbe a tutti gli Stati europei di essere rappresentati in questo organo tramite la loro organizzazione regionale, permetterebbe di superare l'ingiusta discriminazione tra membri permanenti (Francia e Regno Unito) e non permanenti (gli altri Stati) ed eliminerebbe il problema della rivendicazione di un seggio permanente da parte della Germania;

sottolinea che, se l'Italia assumesse la posizione qui proposta (già sostenuta da precedenti governi e ora accantonata), potrebbe svolgere un'efficace iniziativa diplomatica che consentirebbe di superare il conflitto che divide l'Unione e di riprendere il ruolo di interprete degli autentici interessi dell'Europa;

rileva
che le proposte tedesca e italiana si iscrivono in una vecchia logica, che tende a perpetuare la disuguaglianza e le gerarchie tra Stati,

che la Federazione europea è il veicolo per rinnovare i principi cui si ispira la politica internazionale e per avviare la riforma democratica dell'ONU,

che l'ingresso dell'Unione europea nel Consiglio di Sicurezza aprirà la via alla trasformazione di questo organo nel Consiglio delle grandi regioni del mondo, nel quale

  1. tutti gli Stati (e non solo i più forti, come avviene ora) vi saranno rappresentati attraverso la rispettiva organizzazione regionale;
  2. l'egemonia delle superpotenze e l'ineguaglianza tra gli Stati potranno essere progressivamente superate attraverso la riorganizzazione dell'ONU sulla base di raggruppamenti di Stati di dimensioni e poteri equivalenti e in particolare i paest in via di sviluppo dell'Africa, del Mondo arabo, dell'America latina e del Sud-Est asiatico potranno trovare nell'unificazione politica ed economica la via maestra per sollevarsi dalla loro condizione di dipendenza;
  3. l'ingiusta discriminazione tra i membri permanenti e non permanenti potrà essere definitivamente superata attraverso la sostituzione del diritto di veto col sistema di voto a maggioranza.


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