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RIFORMA e DEMOCRATIZZAZIONE dell'UE;
L'Europa tra tendenze federali e autonomismo regionale
on. Cristiana Muscardini

  1. Che la Comunità europea fosse da riformare era apparso chiaro già alla fine degli anni settanta, quando il prinio allargarnento al Regno Unito, alla Danimarca e all'Irlanda, dopo un periodo di stasi e di assestamento, aveva fatto apparire l'inadeguatezza degli strumenti che i trattati di Roma fornivano per far fronte alle nuove esigenze del mercato mondiale ed alle mutate situazioui storiche. Le successive adesioni di Grecia, Spagna e Portogallo mostrarono anche l'inadeguatezza della struttura istituzionale e delle procedure relative al loro funzionamento, di fronte alla necessità dì prendere decisioni in tempi relativamente rapidi, nel rispetto del principio della trasparenza. In più occasioni il Parlamento aveva sottolineato la manchevolezza e l'inefficacia della situazione ed aveva denunciato con forza l'incongruenza del deficit democratico. Proprio a causa di questo deficit i governi rimanevano gli arbitri di ogni soluzione, senza la possibilità di un controllo, che non fosse puramente verbale, che mettesse in causa la responsabilità delle loro decisioni.

  2. L'Atto Unico del 1986 amplia le competenze della Comunità e conferisce nuovi poteri al Parlamento, con l'introduzione - limitatamente ai settori del mercato interno, della politica sociale, della coesione economica e sociale e della ricerca - della procedura detta di cooperazione tra Commisione, Consiglio e Parlamento, che consiste in un sistema di doppia lettura dello proposte di legge. Ma il deficit non viene colmato e le riforme istituzionali vengono rinviate a tempi migliori, non essendoci accordo tra i Governi.

  3. Bisognerà attendere il trattato di Maastrìcht e il crollo del muro di Berlino per fare altri passi avanti sulla via della democratizzazione. Il legame tra i due avvenimenti non è di causa ad effetto, ma conferma semmai il ritardo delle innovazioni rispetto ai ritmi della storia.

    L'introduzione della cittadinanza europea e del diritto di petizione, la creazione del mediatore europeo, l'abbozzo del secondo e del terzo pilastro (cioé politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e Affari Interni e della Giustizia (Aig)), l'introduzione di una procedura supplementare, detta di codecisione, per il P.E. (in pratica una terza lettura, con un appesantimento dei lavori ed un prolungamento dei tempi, che non permettono di poter affermare che il Parlamento è il detentore dcl potere legislativo, sono altrettante novità importanti, anche se non risolutive, sulla via della democratizzazione.
    L'elencazione dettagliata delle innovazioni contenute nel trattato potrebbe continuare e concentrarsi sull'importanza dei tempi e dei modi per realizzare l'Unione economica e la moneta unica. Anzi, questo capitolo è talmente importante che non a caso abbiamo chiamato "abbozzo" il secondo ed il terzo pilastro. Essi dovrebbero essere le fondamenta dell'Unione politica. Questa invece è appena accennata e non delineata compiutamente come è accaduto, perfino nei minimi dettagli, per l'Unione economica e monetaria. Si dirà che tale era la volontà degli Stati e non un'altra. Certamente! Ma è come se si cominciasse dal tetto a costruire una casa. Senrza Unione politica, l'UEM stessa rimane una costruzione monca e squilibrata od inadeguata a pilotare i processi che devono condurre all'allargamento dell'Unione.

  4. Aperture e grandi novità, abbiamo detto a proposito di Maastricht. Ma anche grandi timori e perplessità, tanto che in alcuni Paesi sono stati organizzati dei referendum per consentire le procedure di ratifica, referendum che hanno diviso l'opinione pubblica e hanno creato sconcerto in diverse forze politiche. Eppure le grandi riforme sul funzionamento delle istituzioni e sul riequilibrio dei poteri non hanno trovato l'accordo necessario, tanto che è stato deciso di indire la Conferenza intergovernativa (CIG) proprio per affidarle il compito di redigere un progetto di riforma globale.

  5. Ma a quanto pare, e nonostante le periodiche e scontate manifestazioni di ottimismo da parte dei responsabili governativi, i lavori vanno a rilento e l'elenco dei problemi sui quali vi è convergenza è molto meno lungo di quello che enumera le divergenze. A parte le questioni di dettaglio, legate quasi sempre all'apparente difesa del prestigio nazionale, lo scontro avviene sui problemi che presuppongono trasferimenti di sovranità, come la PESC e gli AIG , oppure sull'estensione del voto a maggioranza in seno al Consiglio, o ancora sulla legge elettorale uniforme per il P.E.
  6. Una riforma che non contenga effettivi elementi di democrazia, che non introduca procedure snelle e semplificate relative al funzionamento delle istituzioni, che non sancisca progressi verso l'Unione politica, sarebbe una riforma di facciata, una "riforma cosmetica", come l'ha definita la rappresentante del Parlamento europeo in seno alla CIG. "Solo una mobilitazione dell'opinione pubblica - ha continuato l'on. Guigou -può evitare questo rischio. Dobbiamo spiegare chiaramente alla gente l'importanza di questa riforma, l'ultima prima del grande allargamento. Se fallisce, andiamo inesorabilmente verso una vasta zona di libero scambio. Già ora le istituzioni non funzionano. Quando saremo più numerosi, con le stesse regole, andremo verso una paralisi totale".

  7. Non c'è alcun dubbio! Senza democratizzazione (estensione del voto a maggioranza e codecisione del P.E. su tutti gli atti legislativi) e senza salvaguardia, garanzia ed estensione del nocciolo federale, l'Unione europea diventerà un grande spazio economico, un esteso mercato, un complesso e vasto edificio di collaborazione intergovernativa, che conterà, negli affari dcl mondo, come contava la Società dello Nazioni, cioè niente, o quasi.

  8. È questo che volevano i governanti e i popoli dei sei Stati fondatori nell'immediato dopoguerra? Il ricordo della tragica esperienza che le generazioni dell'epoca portavano sulla loro pelle e nella loro memoria collettiva le aveva portate ad immaginare progetti di ben altra natura e di ben altro spessore. La continuità alla quale diedero vita doveva, con l'abbattimento delle frontiere e la realizzazione di un mercato comune, rendere impossibile la guerra, attraverso la creazione di istituzioni comuni sopranazionali, detentrici di poteri propri, la delegazione di sovranità, l'organizzazione di un'Europa federale che unisse tutti i Paesi democratici del continente. È stata fatta molta strada verso questo traguardo. Sono stati raggiunti risultati insperati per il benessere dei nostri popoli e dei nostri Paesi. Lo sviluppo economico e la solidarietà sociale hanno raggiunto livelli imprevisti. Ed ora, mentre le riforme attese dovrebbero modificare le regole per consentire nuovi sviluppi e affrontare in modo diverso le crisi provocate dal nuovo rapporto tra lavoro e tecnologie, mentre altri Stati dell'Europa centrale e orientale chiedono di entrare a far parte dell'Unione, il rischio sarebbe di perdere di vista la questione essenziale, l'obiettivo prioritario, che era, è e rimane, l'unificazione politica del continente.

  9. Senza Unione politica non c'è democratizzazione che tenga. La moneta unica, intravista da qualcuno come strumento di federalizzazione, non potrà svolgere questo ruolo se sarà gestita soltanto dall'istituto monetario, il quale è indipendente, ma nella sua autonomia non potrebbe prescindere dal quadro di regole che dovessero uniformare l'unione politica. Laddove le regole del gioco venissero fissate dall'economia o non dalla politica, la democrazia sarebbe diminuita e fortemente intaccata. Non riuscirebbe ad assolvere uno dei suoi compiti principali, che è quello di tutelare i deboli e garantire equilibrio e pari opportunità. Quindi Unione politica come garanzia di democrazia. 10) È la riforma che auspichiamo! Se l'Unione, per carenza di volontà e mancanza d'ambizione, scegliesse infine di rimanere un supermercato, mancherebbe un'occasione storica irrepetibile, sperpererebbe un patrimonio comunitario accumulato con pazienza e tenacia in quarantacinque anni, darebbe il via ad un controsenso inammissibile. Proprio per scongiurare questo insuccesso, che molti temono e chc alcuni auspicano, è assolutamente necessario che la Conferenza riesca e che la riforma sia veramente tale.

  10. Affermo in conclusione che AN non è contro la moneta unica e non è contro l'allargamento. E' perplessa sulle costrizioni sociali e fiscali che le autorità italiane impongono per l'ingresso nel club dell'Euro e sulle conseguenze a cui porterà l'allargamento se esso precederà la definizione dclle regole per il funzionamento dell'Unione politica. È decisamente contraria alla trasformazione dell'Unione allargata in una mera zona di libero scambio, che vanificherebbe quarant'anni di integraione comunitaria. Denuncia il falso europeismo di coloro che, anteponendo l'Europa dei mercati all'Europa della politica, allontanano di fatto, con le loro scelte tributario in nome dell'Europa, i cittadini italiani da un ideale che hanno coltivato dalla fine della seconda guerra mondiale.


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