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· Per una analisi non ideologica dell'efficacia dei messaggi del MFE
Dopo la nascita dell'Euro, ossia dopo il trasferimento a livello sovranazionale di un aspetto essenziale della sovranità, esiste un reale potere europeo da gestire. Pertanto si profila già oggi una contrapposizione fra chi intende amministrarlo con il metodo intergovernativo e chi riconosce la necessità del completamento della struttura federale attraverso una fase costituente.
L'MFE è naturalmente schierato per l'affermazione della soluzione federalista, anzi è chiamato a svolgere un ruolo propulsivo all'interno del fronte progressista. E questo per una ragione sostanziale. La federazione europea non può nascere, o nascerà debole, se sarà il frutto di una semplice necessità, di una concatenazione di convenienze prive di convinzioni positive e non animate da una visione di lungo periodo. Perché possa costituire un autentico evento di portata storica, essa deve essere sostenuta da una reale consapevolezza politica; da un modo più coinvolgente di intendere il potere, i diritti di cittadinanza, il rispetto dell'uguaglianza, la solidarietà e la cultura; da una riscoperta dei valori comunitari, o "interessi generali", e da un senso di responsabilità che non è la semplice conciliazione del moltiplicarsi di esigenze soggettive. L'Europa federale dovrà nascere infine con la coscienza di farsi carico dei problemi fondamentali di quella parte dell'umanità che a Sud e a Est circonda le sue frontiere, proponendo un modello di integrazione alle società più deboli.
Per tutto questo è necessario un movimento federalista più forte, più militante, più europeo e specialmente meno ripiegato su se stesso. Altiero Spinelli era convinto che l'azione federalista avrebbe assunto una fisionomia pienamente politica non soltanto nella fase costituente, ma ancor più in quella successiva.
Quindi a coloro che concordano sul fatto che, se gran parte della classe politica europea ancora ignora o contrasta la fondazione dello Stato federale europeo, esso è ancora ben lontano dall'essere all'ordine del giorno della politica contemporanea, desideriamo sottoporre alcune riflessioni che speriamo possano risultare utili ad una seria riforma della strategia del MFE in favore di una Costituzione per gli Stati Uniti d'Europa.
L'azione politica del MFE non dovrebbe mai esaurirsi nel ruolo del predicatore saggio, nemmeno quando alcuni dei suoi slogan tradizionali sembrano venire raccolti da alcune realtà della politica e della società. Se, a nostro avviso, la strategia del piano inclinato era già inadatta e rischiosa per il perseguimento di risultati positivi all'interno del nostro stesso movimento, come si può credere che sulla base di una tale nuova consapevolezza altri soggetti siano in grado di dare una anima federale alla costruzione europea?
Se si cercasse di abbandonare, per un momento, l'ottica deterministica ci si accorgerebbe piuttosto che stanno crescendo i segnali di rinazionalizzazione della politica a livello continentale e che, quando molti politici e partiti sbandierano il termine Costituzione europea, lo fanno spesso perché, pur non credendoci, questo obiettivo del domani è quello che meno li lega a comportamenti coerenti oggi.
Attualmente gioverebbe molto di più alla strategia dei federalisti la costruzione di validi strumenti attraverso i quali diffondere, in modo visibile, dei messaggi di forte critica agli avversari dell'Europa federale e a tutti quegli atteggiamenti che tendono di fatto a ritardare qualsiasi tipo di riforma, piuttosto che mostrare autocompiacimento per qualunque nuova manifestazione di apprezzamento di maniera nei confronti delle nostre campagne.
In questa ottica, prioritario deve essere il nostro impegno di denuncia e di lotta contro ogni tipo di nazionalismo, segnalando come la battaglia si stia giocando direttamente in casa dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati, degli immigrati, degli studenti.
Così è necessario mettere in evidenza, ad esempio, come la nuova figura del Segretario generale del Consiglio responsabile per la politica estera rappresenti un passo indietro rispetto all'auspicato futuro assetto istituzionale europeo, come la BCE, nel quadro attuale, costituisca un impoverimento della democrazia e come fin dal suo insediamento la Commissione, unica vera istituzione europea a carattere sovranazionale, sia stata oggetto di critiche anche ingiustificate, pur di riuscire a limitarne l'autonomia.
Non si può, inoltre, non rilevare che l'MFE, anche in questa occasione congressuale, si presenta senza aver compiuto un adeguato sforzo di rinnovamento sul piano del linguaggio con il quale va in cerca del consenso generale e con il quale dovrebbe anche essere perseguita una crescita del numero dei propri iscritti.
L'Europa di oggi ha perso la capacità di parlare al cuore dei cittadini. La dialettica fondata su concetti quali pace, prosperità, solidarietà, democrazia e rispetto dei diritti umani e di cittadinanza ha lasciato il campo al linguaggio burocratico-finanziario salmodiato durante tutte le celebrazioni per la nascita dell'Euro. In questo senso la moneta unica rischia di non tradursi in un successo politico se la politica non riuscirà a riappropriarsi del progetto rivendicandone il ruolo in un disegno più ampio di costruzione europea.
Quando si assiste alla frammentazione delle culture, alla parcellizzazione del linguaggio e alla diversificazione dei mezzi di comunicazione, il primo impegno di chi voglia partecipare alla vita pubblica consiste nel cercare una via di sintesi che abbandoni l'illusione dell'assoluto, dell'esistenza di realtà incontrovertibili o di un qualsiasi processo meccanicistico, optando per una flessibilità culturale, necessaria per comunicare coi moltiplicatori di una società sempre più diversificata e, in questo senso, potenzialmente federale.
L'alternativa è il conflitto perpetuo senza possibilità di sintesi, conflitto che è già realtà di una politica che, per mantenere e gestire il potere, risulta incapace di proporre progetti a medio e lungo termine.
Se è vero perciò che i federalisti europei non godono dei vantaggi di chi partecipa alla spartizione del potere nazionale, allora il MFE dovrebbe trarre profitto da tale posizione inventando un nuovo modo di avvicinare l'opinione pubblica sui temi che risultano più scabrosi per chi governa e che più toccano l'immaginario collettivo.
· Per un'azione efficace del MFE, anche in vista delle elezioni europee
L'abbandono della pratica della rivoluzione in vitro deve significare per l'MFE, in primo luogo, un'analisi seria rivolta all'identificazione precisa di referenti culturali, sociali e politici che hanno l'interesse a appoggiare concretamente la nostra battaglia. Anche l'ultima mozione di politica generale propostaci oscilla costantemente fra una visione elitaria della politica e i proclami rivolti all'umanità intera. Questa, che vuole essere testimonianza di apertura verso la società, molto spesso finisce per risolversi in debolezza di azione.
L'occasione delle prossime elezioni europee deve essere pienamente sfruttata, l'MFE deve sapersi proporre come autorevole alleato di coloro che comprendono realmente l'importanza crescente della dimensione politica europea e sono motivati a battersi oggi, attraverso misure concrete, per la riforma delle istituzioni comunitarie.
A costoro non dovrà essere richiesto solo un generico impegno per una Costituzione europea, che già solamente in termini temporali risulterebbe realisticamente svincolato dal loro eventuale mandato parlamentare, ma impegni precisi su alcuni punti. Il migliore dei progetti a lungo termine è infatti destinato ad essere vanificato se non è accompagnato da una precisa e realistica strategia volta a realizzarlo .
E' indispensabile sbarazzarsi nell'immediato del metodo intergovernativo, giocando necessariamente secondo le sue regole. Il che significa partire dalla plausibile ipotesi che la parte centrale del prossimo mandato del Parlamento Europeo e della Commissione coinciderà con la convocazione di una nuova CIG.
Allora sarà su questo che bisognerà chiedere garanzie precise ai candidati, cioè sul loro impegno a votare contro la convocazione di una CIG che non si presenti profondamente rinnovata relativamente al metodo di lavoro e a quello decisionale. La CIG dovrà rispettare il metodo comunitario della codecisione del quale Commissione e Parlamento europeo sono protagonisti essenziali.
Il governo italiano dovrebbe far valere la stessa "pregiudiziale democratica" fin dai prossimi vertici preannunciando la sua opposizione ad una CIG non riformata nel medesimo senso.
· Per un tipo nuovo di politica
Indubbio merito della tradizione dei federalisti europei è quello di non aver mai perseguito la lotta politica come qualcosa di circoscritto ad un certo quadro nazionale; questo approccio, che solo pochi altri oggi stanno cominciando a comprendere molto lentamente, ne ha fatto un'autorevole avanguardia e rappresenta anche il principale potenziale e la modernità del movimento.
Tuttavia il graduale spostamento della politica sul piano transnazionale impone ai federalisti qualcosa in più, ossia che essi diventino i "garanti" del fatto che tale evoluzione rispetti concretamente anche tutto quell'insieme di valori che sono egualmente parte del bagaglio politico e culturale del federalismo (libertà, autonomia, solidarietà, sussidiarietà e garanzia).
Questo significa, in prima istanza, interrogarsi sulla validità del modo in cui oggi viene realizzata la democrazia, che appare sempre più virtuale, legata più alle forme che alla sostanza, più attenta al rispetto degli equilibri costituzionali che alla partecipazione effettiva dei cittadini.
I federalisti certo riconoscono il ruolo delle istituzioni e delle norme nella promozione del metodo democratico di partecipazione alla vita pubblica. E' però anche vero che non è nell'ingegneria istituzionale che può esaurirsi la creazione di un popolo europeo capace di esercitare la propria sovranità ad un nuovo livello. Un approccio più moderno richiede la previsione di forme di partecipazione dei cittadini e della società civile europea organizzata in rete quale necessario banco di prova della reale promozione democratica esercitata dalle nuove istituzioni europee: diversamente, queste si ridurrebbero a centri di gestione politica mossi da interessi particolari, con il conseguente aumento del deficit democratico europeo da tutti lamentato, federalisti ed euroscettici.
In questa ottica il MFE deve farsi promotore di un diverso ruolo dei partiti, oggi paralizzati dalla rarefazione degli strumenti politici nazionali. Se la società civile già descritta sarà un efficace raccoglitore delle esperienze private di rilevanza sociale indipendenti dai partiti, questi dovranno trovare l'apertura necessaria per riproporsi quali soggetti, autonomi dallo Stato, di intermediazione tra gli ambiti della comunicazione pubblica informale, da un lato, ed i processi istituzionalizzati di consultazione e deliberazione, dall'altro.
Nella strategia federalista questo progetto di "comunicazione circolare" deve risultare evidente nel processo di costruzione della democrazia a livello europeo e mondiale.
Un MFE che accetti questo ruolo di promozione di un nuovo tipo di politica, che voglia andare al di là dei soli processi di conciliazione degli interessi e ambisca alla realizzazione concreta di scelte di valori, non può relegare la tematica mondialista a semplice argomento di dibattito interno.
Questioni come il governo globale dei flussi finanziari, il governo mondiale delle risorse idriche o di quelle energetiche, l'introduzione dell'etica dei diritti umani nel commercio internazionale, l'affermazione del criterio di legalità universale sono già drammaticamente attuali e toccano la sensibilità pubblica, imponendo prese di posizione e iniziativa politica da parte dei federalisti.
Si deve abbandonare l'idea che la pluralità dei messaggi impoverisca il messaggio finale: al contrario, essa deve costituire la base e la legittimazione del messaggio principale che, diversamente, rischia di risultare parziale, utopico e dogmatico.
· Per una ridefinizione dell'identità dell'MFE
Non appare certo agevole affrontare per l'ennesima volta, in modo critico, molti degli attuali aspetti dell'organizzazione della lotta federalista del MFE. Quando la direzione dichiara che un costante calo del tesseramento non va poi interpretato in modo così drammatico, che la mancanza di cospicue risorse finanziarie è un elemento di forza piuttosto che di debolezza, che la diffusione territoriale delle sezioni (di fatto sempre più concentrata intorno a pochi grandi centri) è una grande conquista, non ci rimane purtroppo che prendere atto che le enormi potenzialità della nostra tradizione politica sono condannate ancora a rimanere in gran parte inutilizzate in attesa di tempi migliori.
Temiamo, inoltre, che la mozione di politica generale pecchi di eccessivo ottimismo quando evidenzia come sia ottimamente sviluppata la democraticità interna al movimento. E non riteniamo quindi velleitario il proporre, una volta di più, che si continui lo sforzo diretto alla costruzione di un nuovo sistema di rapporti all'interno del MFE, che permetta a tutte le sue componenti di partecipare più attivamente, in particolare nel momento di elaborazione delle strategie.
Dell'atteggiamento eccessivamente elitario, da noi individuato due anni orsono, purtroppo però permane almeno uno dei fenomeni più evidenti: il calo del tesseramento.
Per ovviare a questo vorremmo chiedere di riconsiderare con attenzione la proposizione di una nuova strategia globale del reclutamento che sia in grado di offrire tutta una serie di strumenti più flessibili dell'attuale forma di iscrizione, creando così nuove soluzioni, destinate in particolare ai giovani e ai rappresentanti di altre organizzazioni della società civile.
Chiediamo egualmente una strategia per la nascita di nuove sezioni che parta dal livello nazionale, anche se i nostri sforzi degli ultimi anni, che hanno portato alla rinascita delle sezioni di Rieti e Cosenza, dimostrano che il livello locale può esercitare un importante ruolo sussidiario anche in questo ambito.
Concordiamo pienamente con l'analisi della segreteria generale sull'importanza della formazione dei quadri, ma notiamo nuovamente come tutto ciò venga finalizzato solo a delle dinamiche interne, proprio nel momento in cui la crisi delle forze politiche tradizionali esigerebbe da parte dei militanti federalisti una rinnovata coscienza del proprio ruolo. E' ora che gli iscritti all'MFE dimostrino e diffondano la ricchezza del nostro progetto politico anche all'esterno, impegnandosi attivamente nel contesto della politica e dell'associazionismo.
Giudicando il Seminario di Ventotene un momento particolarmente importante nell'attività di formazione svolta dal MFE e dalla GFE, ne richiediamo sia una profonda revisione dei contenuti che un ricambio dei protagonisti. Il centro regionale laziale dell'MFE, inoltre, dovrà ricoprire sempre più un ruolo di cogestione del seminario stesso ed essere coinvolto nelle principali scelte ad esso inerenti.
Un rinnovato sforzo, diretto all'approfondimento del carattere transnazionale e al coordinamento delle attività a livello europeo del movimento, appare ormai da anni una delle esigenze principali per poter dare maggiore efficacia all'azione dei federalisti. Un sincero impegno in questa direzione potrebbe, ad esempio, essere rappresentato da un censimento di tutti quegli elementi, sia singoli cittadini che realtà associative della società civile, che su tutto il territorio europeo sono favorevoli alla federazione, in modo da dar vita effettivamente a quel "fronte democratico europeo" per il quale ormai da vari congressi la nostra sezione si batte registrando solo adesioni di facciata.
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